I Phinx sono una giovane formazione, giovane
veramente, ma sono già alla loro seconda esperienza in palude. La prima, nel
settembre di due anni fa, era stata interrotta da un temporale (la finimmo il
giorno dopo), spero che questa sera non sia così. Lo spero anche perché questa
sera presentano un bel disco uscito da qualche mese con Irma Records, originale nella forma e
nei contenuti, originale a partire dal titolo Hòltazar, termine cimbro (antica
lingua di derivazione germanica, parlata ancora in alcuni comuni dell’altipiano
di Asiago, in Lessinia, e in poche altre parti di Veneto e Trentino Alto Adige),
che vuol dire tronchi, o legname, come in cimbro sono due dei dodici pezzi
dell’album.
Sorprende questo loro magico mescolare antico e
moderno, momenti di pop danzereccio ad altri più contemplativi. E poi
l’elettronica cara ai Phinx, accanto a strumenti indiani trovati e riscoperti
durante i loro viaggi, archi, fiati… Ideato in una baita in montagna, Hòltazar,
è poi stato registrato e prodotto in casa, in garage, giardino e in tutti quei
posti in grado, per il gruppo, di dare il giusto suono, la giusta timbrica. Un
lavoro davvero impegnato e decisamente impegnativo, da veri certosini del nuovo
rock italico. Impeccabili e poco italiani, non vedo l’ora di sentire cosa hanno
da dirci. Pronti?
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