venerdì 27 febbraio 2026

La via veneta al cult-movie

 

Le città di pianura di Francesco Sossai è un film sorprendente, stupefacente, anzi alcolcentrico. Potrebbe avere come sottotitolo “Dell’importanza dell’alcool nella cultura veneta” perché i due protagonisti, Sergio Romano (non il diplomatico) e Pier Paolo Capovilla (il cantautore, questo sì) bevono di tutto e di più… pure birra analcolica in un autogrill di notte, accorgendosi schifati, dopo diverse bottiglie, che è senza alcool perché di notte negli autogrill gli alcolici sono vietati. È una delle gag più riuscite del film…

Le città di pianura potrebbe essere un road-movie, visto che i due (a un certo punto saranno in tre) continuano a girare in auto, di notte e poi al mattino, fermandosi tra un bar e l’altro e accumulando una serie di avventure e incontri surreali: delle ragazze a un addio al nubilato, un tedesco che sembra saperla lunga, il cantautore Krano che suona in un bar (è l’autore della gran colonna sonora), degli studenti che festeggiano la laurea di un’amica, un nobile ambientalista…              

Dalla festa di laurea pescano Giulio (Filippo Scotti), un imberbe studente innamorato segretamente della festeggiata, che porteranno con loro facendolo bere e scoprire le gioie del sesso con una prostituta fidata della quale sono abituali clienti (uno dei loro migliori ricordi è di quando andavano a prostitute in Austria). Giulio è timido quanto colto, e porterà i due a vedere la tomba monumentale Brion progettata da Carlo Scarpa. Lui, meridionale, che porta dei veneti a vedere un opera d’arte di un grande veneto. L’arte in mezzo alla campagna, tra capannoni, case e case (notare le carrellate alla Daunbailò), una desolata pianura in disfacimento.

Ma perché sto viaggio? Sto girovagare senza meta se non bere l’ultimo? I due avevano in realtà una meta: andare a prendere all’aeroporto l’amico Genio (Andrea Pennacchi), di ritorno dall’Argentina, dove era fuggito a causa di un furto colossale di occhiali fatto con loro ai danni della loro ditta. Il genio veneto in disfacimento dopo un periodo di soldi facili. E i soldi del Genio, nascosti in un campo dove hanno adesso costruito case. Beffa paradossale, alla quale il buon Pennacchi risponde con quella faccia un po’ così che solo lui… nel film si vede poco, parla niente, ma resta.

Satira della regione del doge Zaia proprio durante gli ultimi mesi del suo governo ufficiale. Tutti i vizi e le poche virtù dei miei conterranei sono spiattellate lì in modo impeccabile in un film perfettamente oliato. E poi, menzione particolare a Pier Paolo Capovilla, cantautore della mia generazione, visto in vent’anni di concerti, e finalmente in un film. Il suo essere gigionesco sul palco, mi aveva sempre fatto sognare di vederlo recitare in un film. Le città di pianura è stata l’occasione giusta, perché sullo schermo è lui, nella sua passione per il bere e farsi di tutto.

A una recente presentazione del film gli è stato chiesto se questo bere è un attacco al capitalismo o una resa… purtroppo, la seconda che ho scritto. Siamo circondati da macerie, dal Veneto alla Palestina, ed è una sconfitta, sì.

VAI ALLA MIA INTERVISTA A KRANO                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                


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