sabato 26 ottobre 2019

In palude con The Softone

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE pop/folk
DOVE ASCOLTARLO
Il 4 Ottobre è uscito il primo singolo Alone and weird su Spotify in primis e su tutte le piattaforme digitali, mentre il 25 Ottobre è uscito l’intero album sempre su Spotify (clicca qui). Dopo circa un mese e mezzo metterò il disco in streaming e download su Bandcamp in alta definizione e inserirò nella parte vendite il CD promo in copie limitate e autografate.
LABEL Autoprodotto per mia scelta DIY forever!
PARTICOLARITA’ è un disco intenso e melanconico
FB
CITTA’ Boscotrecase
DATA DI USCITA 25 Ottobre 2019
L’INTERVISTA
Come è nato Golden Youth?
Il disco è una testimonianza di un periodo della mia vita molto particolare. Il disco infatti nasce da emozioni private, a volte belle, come la nascita di una figlia, e a volte insopportabilmente tristi, come la perdita di una madre, ma che comunque si mescolano, raccontando uno spaccato di vita di un artista, che sfugge alla realtà, trovando conforto nella musica, circondato e ispirato dal paesaggio vesuviano.
Perché questo titolo? … è anche il titolo di uno dei brani più intensi dell’album.
E’ il brano più intenso del disco: chi vorrebbe non invecchiare mai? Oppure maturare saggiamente e rifugiarsi nei ricordi più belli della gioventù che passa e non torna più?
Come è stata la genesi del disco, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale
Ho uno studio di registrazione dove produco tante cose e dischi anche per conto terzi. C’è stato il periodo successivo alla perdita di mia madre dove mi sono preso un attimo di pausa dal lavoro come tecnico del suono. Nella fase di scrittura mi sono dedicato a me stesso per potere focalizzare questa forte sensazione di vuoto, ma al contempo di gioia perché da poco ero diventato papà. Un miscuglio di emozioni agli antipodi che è stato difficile far coesistere. La musica mi ha aiutato a liberarmi da questi eccessi. Ricordo che ho anche pianto durante qualche sessione, fortunatamente ero solo e lontano da occhi indiscreti. Ho registrato quasi tutti gli strumenti, dalla batteria al basso, le chitarre, il piano ed ho scritto le partiture per quartetto d’archi che ho registrato live in studio per i brani Still Believe, Little Star, Golden Youth. Successivamente sono partito per gli USA con la mia famiglia per motivi di lavoro di mia moglie e li mi sono portato gran parte delle sessioni italiane. Sono riuscito a terminare parte delle cose in un bellissimo loft, durante le freddissime nevicate di Milwaukee e contemporaneamente fissavo sessioni di registrazioni con nuovi amici in vari studi di registrazione locali. Poi un giorno, da Milwaukee prendo il treno e parto con i mix per masterizzarli a Chicago, nello studio di Carl Saff. Qui abbiamo dato il tocco finale dopodiché sono rientrato con la famiglia in Italia contento di avere collezionato una stupenda esperienza tutta americana fatta di tante cose nuove, amici e musica.
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione di Golden Youth?
L’ho scritto sopra: qualche volta ho pianto per la forte malinconia ma soprattutto ho avvertito forti emozioni quando ho registrato live il quartetto d’archi e stavo li che ascoltavo le mie canzoni abbellite con un suono dolce e soave. La canzone Still Believe per me è la mia massima espressione artistica in questo disco. Mi piacerebbe fare un disco solo chitarra e quartetto d’archi: un po' alla Nick Drake. Non è un sogno.
Se Golden Youth fosse un concept-album su cosa sarebbe? … anche a posteriori.
Adesso me lo immagino come una passeggiata nelle atmosfere a volte tetre, a volte solitarie, ma anche intense e primordiali del lago Michigan in pieno inverno: lago ghiacciato, spiagge innevate e boschi fitti di alberi ma privi di vita e poi l’incontro inaspettato, bello e allo stesso tempo spiazzante con un coyote.
C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiero dell’intero disco? … che ti piace di più fare live?
Di consuetudine ascolto i dischi dall’inizio a alla fine. Questa cosa mi porta a mantenere un unico ascolto costante anche su brani che poco preferisco ma che fanno la totalità di tutta l’opera. Sono molto legato a Still Believe come detto sopra e della sua scelta acustica e delicata nell’ascolto e nell’esecuzione. Certo è una canzone difficilissima per un pubblico non attento e silenzioso.
Come è stato produrre Golden Youth. Chi hai avuto più vicino dall’inizio alla fine?
Quando si tratta di produrre qualcosa di musicale è sempre bello. In questo caso produrre il mio disco è ancora più eccitante perché puoi osare e fare cose che magari nel disco precedente non hai fatto. Oppure riuscire ad ottenere delle soluzioni sonore strane, particolari che solo se hai competenze come tecnico del suono puoi fare. Ho sperimentato la tecnica di ripresa delle orchestre per registrare i miei quartetti d’archi che si chiama ‘Decca Tree’. In pratica è una tecnica di registrazione con un albero di microfoni nella recording room posizionati in modo tale da ottenere spazio, profondità e dimensione dall’orchestra. Mi è piaciuto molto il risultato che ne viene fuori.
Solitamente veniva a trovarmi in studio l’amico musicista Raffaele Polimeno ex pianista del gruppo partenopeo I Pennelli di Vermeer. A lui è venuta l’dea di usare il mellotron su molti brani, alcuni sintetizzatori ed un paio di tracce di pianoforti acustici. Raffaele è una gran bella persona e fonte di idee preziose.
Copertina vintage, si potrebbe dire con un termine logoro. O no? Come è nata e chi è l’autore?
Direi di si dai! E’ solo l’effetto del filtro che la definisce tale. La copertina l’ho creata io tirandola fuori da un paio di scatti fatti in USA durante una gita familiare al lago Michigan. Eravamo di ritorno dalla passeggiata quando mia figlia mi chiama e dice “papà guarda cosa ho trovato”. Era una pietra colorata che riportava una scritta sopra: se mi trovi portami con te e scatta una foto da pubblicare sui social con questo hashtag…oppure riponila dove l’hai trovata. Fu un fatto magico perché girandomi per vedere di cosa si trattasse, i miei occhi furono catturati da quella scena cosi americana con lo scuola bus giallo alle spalle di mia figlia, il cielo freddo del Mid-west. Ho tirato fuori la macchinetta fotografica e ho fermato quel momento, sicuramente singolare per un europeo del sud, come me.
Come presenti dal vivo il disco?
Sto valutando un po' di cose. Mi piacerebbe fare un tour anche da solo con chitarra elettrica e voce ma anche girare e suonare a formazione completa, ovvero in quattro, dove è possibile sarebbe bello. Sto cercando di organizzarmi un tour in Europa per la primavera del 2020 in formazione ridotta e snella.
Altro da dichiarare?
E’ stato bello immergermi nella vostra palude. M ha fatto piacere scambiare due chiacchiere in compagnia, non ci vedevamo dai tempi del secondo disco Horizon Tales. Siete forti come sempre. Restate sintonizzati ...
Ciao e un forte abbraccio!

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9 Commenti:

Alle 26 ottobre 2019 19:45 , Blogger Alligatore ha detto...

Fa molto piacere ritrovare dopo alcuni anni l'amico Giovanni, in arte Softone, che come ha detto nell'intervista non passava di qui dai tempi del secondo disco Horizon Tales ... era il marzo 2012 e allora si intervistava in diretta qui in palude.

 
Alle 26 ottobre 2019 19:49 , Blogger Alligatore ha detto...

Fa molto piacere ritrovarlo con un bel disco come questo, il quarto: maturo, malinconico, autunnale nel senso pop e folk del termine.

 
Alle 26 ottobre 2019 19:52 , Blogger Alligatore ha detto...

Dieci pezzi pezzi, uno più bello dell'altro, con in più intro e outro, soffici, soavi, per aprire e chiudere Golden Youth.

 
Alle 26 ottobre 2019 19:55 , Blogger Alligatore ha detto...

Concordo con lui nel trovare Little star tra le preferite: canzone decisamente "nickdrake"; voce/chitarra e archi, intenso, da pelle d'oca a tratti.

 
Alle 26 ottobre 2019 19:58 , Blogger Alligatore ha detto...

Grande anche Psyco Visions acida, come suggerisce il titolo, che fa pensare inevitabilmente ai Pynk Floyd, ... grande sax, grandi incroci di chitarre, grande the Softone.

 
Alle 26 ottobre 2019 20:01 , Blogger Alligatore ha detto...

Dopo di questa, viene subito The Place, con una sinfonia magica a precedere la voce di Giovanni, a tratti amplificata, per un finale psichdelico del disco come non si poteva immaginare (o forse sì) ... e gli archi, il piano, tutto che suona come una band sola, come in effetti è ...

 
Alle 26 ottobre 2019 20:03 , Blogger Alligatore ha detto...

Ma non mi dispiacciono manco i pezzi più pop-folk, tipo I Whish, della quale ho messo qui sotto il video dal vivo: grande attacco di chitarra languida, magica, un cantato molto intenso, l'organo che sale ... sembra un classico del pop-folk internazionale fin dal primo ascolto.

 
Alle 26 ottobre 2019 20:07 , Blogger Alligatore ha detto...

Vi potrei poi dire Sweet Mom, molto personale, malinconica, con un gran sax, o Surprising Me, autentico pop senza tempo ... entrambe, alla loro maniera, psichedeliche.

 
Alle 26 ottobre 2019 20:09 , Blogger Alligatore ha detto...

Questa è forse la nota maggiore del disco, ma mi potrei sbagliare... di sicuro, è un disco da ascoltare e riascoltare, in queste notti d'autunno. Ci aiuterà a sopportare il buio che viene presto ...

 

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