domenica 16 giugno 2019

In palude con gli Action Dead Mouse

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE post-something loop orchestra
DOVE ASCOLTARLO su Bancamp
LABELTo Lose La Track, È un brutto posto dove vivere, Ideal Crash, Floppy Dischi
PARTICOLARITA’ Post-hardcore con loop dal vivo, anche in registrazione, per la gioia del fonico. Testi di una paranoia imbattibile.
FB
CITTA’ Bologna
DATA DI USCITA 5 aprile 2019
L’INTERVISTA
Come è nato Il contrario di annegare?
Come sono nati tutti i nostri dischi: in ritardo, senza un piano e nel segno dell’errore collettivo.
Perché questo titolo?
Non vorremmo ripeterci ma, come abbiamo già spiegato, questo album – al di là del suo contenuto - è come un monumento all’ostinazione cieca rispetto a qualcosa. Non ha un nome e forse nemmeno una definizione ma è come un dibattersi disordinato e scomposto nel tentativo di non annegare. Alla fine, ha a che fare con qualcosa di meccanico ma necessario alla sopravvivenza stessa. Suoniamo da parecchio, non abbiamo raccolto molto. La logica avrebbe consigliato di smettere già da tempo. Ma per adesso continuiamo a farlo, a muovere i piedi, a mulinare con le braccia, a tirare la testa fuori dall’acqua, quando sarebbe molto più semplice lasciare perdere e accettare la fine, che – come dicevamo in un pezzo del vecchio disco – è un lusso. Se ci pensi, non ha a che fare solo con la musica. In un certo senso, è a suo modo un concetto esistenzialista.
Come è stata la genesi del disco, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Travagliata. Sapevamo che avremmo avuto meno tempo del solito per motivi personali e abbiamo comunque cercato di essere più diretti e immediati, per amore e per necessità.
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione di Il contrario di annegare?
A proposito del travaglio di cui sopra, possiamo citarti il fatto che Luca (batteria) ha avuto un piccolo incidente alla mano, che lo ha costretto a rimanere fermo per circa 6 mesi, il che ha fatto slittare tutto rispetto ai tempi previsti. Di questo periodo, altrimenti un po’ noioso, Manu (basso) ha approfittato per diventare padre. Il che è un lieto evento, come si dice in questi casi. Però, insomma, per il resto, le solite cose che rientrano sotto l’ombrello della proverbiale sfiga: registrazioni nell’unico momento dell’anno in cui il riscaldamento dello studio va in palla, calcoli renali dovuti in parte allo stress causato da normali divergenze d’opinione, vari incidenti automobilistici, eccetera.
Se il vostro album fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?
Anche in questo caso, forse lo abbiamo già detto in un’altra intervista: inizialmente non c’era un vero e proprio piano, se non quello di aprire ulteriormente il campo, dal terrorismo domestico di Perché questa casa ci esplode negli occhi? e dalla città piena di cantieri di Cascata alla sorta di planisfero de IL CONTRARIO DI ANNEGARE. Poi, andando a rileggere i testi, è venuto fuori che abbiamo usato molte immagini legate al cambiamento climatico e al disastro ambientale che stiamo metodicamente causando come esseri umani. Il tutto è riportato sotto forma di metafora relazionale ma è abbastanza indicativo di quanto questo tema sia entrato nei nostri meccanismi mentali. Quindi, forse, è un album sull’ecologia sentimentale o sull’ambientalismo emotivo. E se lo strizzi, esce l’acqua.
C’è qualche pezzo che preferite? Qualche pezzo del quale andate più fieri dell’intero disco? … che vi piace di più fare live?
Nei pochi live che abbiamo avuto occasione di fare, Fine di Piombo è diventato il nostro pezzo d’apertura. Comincia con un’attitudine metal un po’ tamarra e poi si apre come un’ostinata marsigliese sghemba, per concludere con un urlo in cui solo chi ha letto la Recherche può cogliere una citazione di Proust (senza impegno). Tra le nostre preferite, c’è anche Rimini, che è forse una delle cose più pop – per come lo intendiamo noi – che abbiamo mai scritto. Ognuno poi ha indubbiamente il suo incastro preferito all’interno del leitmotiv dell’errore all’unisono che ci contraddistingue.
Leggo una sfilza di nomi in fase produttiva/promozionale: da To Lose La Track a È un brutto posto dove vivere, Ideal Crash, Floppy Dischi … chi altri citare? Chi indispensabile?
Sono tutti indispensabili, perché questa non è un’azienda. Infatti, è sempre bene ricordare, che, specie in questi contesti, le etichette sono innanzitutto persone. Quindi, bisogna parlare di Luca, Fabio, Mirko e Mary Lyn. Poi c’è Enrico Baraldi, che ha registrato e mixato il disco, Claudio Adamo, che lo ha masterizzato, Luca Mazza di No Reason Booking, che sta faticosamente cercando date per noi. In questa particolare situazione di incidenti vari, è stato fondamentale avere l’opportunità di registrare un provino, che poi ci è tornato davvero utile come promemoria. E quindi, dobbiamo ringraziare Andrea Melega, che ci ha regalato un pomeriggio del suo tempo. Scontato, ma importante: vanno considerate anche le persone che sono affianco a noi tutti i giorni, che in un modo o nell’altro rientrano nei loop, ci sopportano e, alla loro maniera, continuano a sostenerci. E, ultimo ma solo perché è in ogni cosa che facciamo, Sergio, che non c’è più e quindi c’è sempre.

Copertina molto minimalista, interpretabile in vari modi: è un sasso? È un’isola … Come è nata? Chi l’autore?
Per una volta, non ci siamo occupati personalmente dell’artwork, dando invece carta bianca a Mangoosta, cioé Niccolò Manzolini e Lucia Malerba, che si sono incautamente proposti di curare in toto il progetto grafico, magliette comprese. L’unica indicazione è stata quella di usare uno sfondo che non fosse nero o grigio, perché gli ultimi dischi erano tutte variazioni su questi colori. Loro hanno ascoltato i provini e letto i testi e se ne sono venuti fuori, quasi subito, con questa immagine dell’iceberg stilizzato – che all’interno imprigiona una o due figure – su una linea che dovrebbe suggerire il mare. Sul retro, gli iceberg diventano due, lontani, uno bianco e uno rosso. All’interno del disco, dietro all’indispensabile foglio dei testi, c’è un’immagine che potrebbe essere definita come l’esplosione dei pieni dell’iceberg di copertina. Forse però sul concept sarebbe meglio sentire loro. Ad accrescere la lista delle interpretazioni, aggiungo quella più sorprendente che ci è arrivata: è un cervello?
Come presentate dal vivo il disco?
Esattamente come lo abbiamo registrato. Quello che senti sul disco, è quello che sentirai dal vivo, perché con Enrico – che ci ha seguito in studio – condividiamo l’idea di non inserire niente che non possa essere riproposto sul palco, errori compresi. In aggiunta, oltre alla paranoia e ai fischi nelle orecchie, portiamo anche molta ilarità.
Altro da dichiarare?
Così è troppo facile, però, dai. A parte gli scherzi, ricordiamo semplicemente che il disco è scaricabile gratuitamente da bandcamp e che può essere acquistato anche su big cartel. Per il resto, abbiamo un appuntamento con la storia il 20 luglio all’Italian Party, dove al momento sono confermati anche Holding Patterns, Scott Ritcher, Riviera, Lantern, Lags, Asino, Cacao e Anna Ox. Se poi qualcuno avesse voglia di portare questa banda di vecchi pazzi in giro per la Penisola, può scrivere a Luca di No Reason Booking alla mail mazzanrr@gmail.com. Fine del messaggio promozionale...


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11 Commenti:

Alle 16 giugno 2019 11:25 , Blogger Alligatore ha detto...

Tre ragazzi che fanno post-hardcore nell'epoca del post-Arcore (bellissima questa definizione nella loro cartella stampa), e che lo fanno da più di dieci anni nonostante sfighe, nascite di figli, calcoli renali e rottura delle dita della mano ... che servono per suonare.

 
Alle 16 giugno 2019 11:29 , Blogger Alligatore ha detto...

Bravi, mi piace questa loro durezza, questa loro ostinazione ... che un po' assomiglia alla mia, e se vogliamo a quella di tutti ... o no?

 
Alle 16 giugno 2019 11:32 , Blogger Alligatore ha detto...

Ecco perché hanno intitolato questo loro disco Il contrario di annegare con sette pezzi ben calibrati, nonostante siano stati creati/suonati tra una sfiga e l'altra ... ma forse è proprio per questo :)

 
Alle 16 giugno 2019 11:34 , Blogger Alligatore ha detto...

E allora ecco Fine di piombo primi pezzo che sembra una dichiarazione d'intenti, con il suo ritmo noise, la chitarra, certe aperture melodiche alternative ...

 
Alle 16 giugno 2019 11:39 , Blogger Alligatore ha detto...

Ecco Pacifico pezzo che va via liscio fin dall'inizio, con un testo gridato/indignato quanto ribelle e una certa psichedelia di fondo...

 
Alle 16 giugno 2019 11:42 , Blogger Alligatore ha detto...

Ecco Questa era glaciale, pezzo dinamitardo nelle urla, nei cambi di tempo, nel ritmo battente, nel rock duro, duro, duro .... e sì, glaciale ...

 
Alle 16 giugno 2019 11:43 , Blogger Alligatore ha detto...

E siamo solo ai primi tre pezzi di un disco da ascoltare tutto bene, magari a volumi alti.

 
Alle 16 giugno 2019 11:47 , Blogger Alligatore ha detto...

Cito ancora I planisferi delle scuole, per il suo maestoso incedere di suoni per 5 minuti con un testo ecologista, il ritmo, una certa melodia rock quasi pop ah, ah, ah ... e cito il pezzo finale dal gran testo, gran vibra, gran indignazione per una canzone simpaticamente intitolata Rimini, titolo dalle mille e più suggestioni musicali/letterarie/cinematografiche/vacanziere.

 
Alle 16 giugno 2019 11:48 , Blogger Alligatore ha detto...

E allora buone vacanze con Il contrario di annegare, titolo anche vacanziero, se volete, ironicamente e perversamente.

 
Alle 16 giugno 2019 14:34 , Anonymous accadebis ha detto...

Azione del mouse (o topo) morto? Si chiamano così...forte! La loro musica non è male, anche se qualche brano non è il mio massimo ma l'arte è arte
Un saltuone e alla prossima

 
Alle 16 giugno 2019 23:14 , Blogger Alligatore ha detto...

@accadebis
Si tratta di "post-hardcore nell'epoca del post-Arcore", come da loro bellissima definizione. Non per tutti, forse non per te, ma potrai apprezzarne gli intenti.

 

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