sabato 26 novembre 2016

Tornando sulle vertigini

Quando ho scritto i versacci sulle vertigini, all’inizio
volevo cercare di descrivere cosa si prova quando
si vede il burrone di sotto, ma alla fine ho solo detto
delle mia prima volta, di quando ho scoperto di soffrire
di vertigini.
Forse perché non è facile da descrivere, è solo provare
una sensazione: come la descrivi una sensazione? È
quasi così difficile come descrivere una musica, ma io,
critico rock, dovrei saperlo fare, ne ho scritte talmente
tante di rece.
Bando alle ciance allora: quando si vede il burrone sotto,
se si soffre di vertigini, ci si blocca a guardarlo, non si
riesce a tornare indietro e manco andare avanti, non ci
sono santi! Inutile mi dici “guarda che bello il paesaggio”,
io non mi muovo.
Inutile che mi tieni la manina, io sono bloccato, tremo, è
un momento delicato, inutile mi dici “guarda, ci passano
tutti di qui, anche quel ragazzino c’è riuscito, prima di te”,
io non sono quel ragazzino, dovevi dirmelo prima dove
cazzo mi stavi portando.
C’è un momento nel quale sono attratto da questo vuoto
lì davanti : è difficile da spiegare, difficile da capire se tu
non soffri di vertigini … direi di sentire la voglia, forse, sì
meglio, l’impulso, di buttarmi, di farla finita con la paura
e volare come un uccello.  

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12 Commenti:

Alle 26 novembre 2016 11:10 , Blogger MikiMoz ha detto...

Beh, Jova cantava: la vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare :)

Moz-

 
Alle 26 novembre 2016 13:50 , Blogger Alligatore ha detto...

Una volta tanto concordo con Jova :)

 
Alle 26 novembre 2016 19:31 , Blogger Vera ha detto...

è come se la spina dorsale si accorciasse attraversata da sotto in su da qualcosa che la comprime le ginocchia si piegano in un istintivo desiderio di stendersi a terra ed agrapparsi ad essa, si trema, si suda e si ha freddo.
Anche guardare qualcun altro che si avvicina al vuoto è sofferenza ci si sporge verso quello nel tentativo di afferrarlo e riportarlo indietro ma senza poter muovere un passo si implora che l'altro arretri e viene voglia di piangere.
Persino un tuffatore sul trampolino ti fa tremare, e io da bimba vedevo Klaus di Biasi allenarsi a "terre alte" dove vivevo, nello stesso lido in cui andavo a nuotare e dovevo distogliere lo sguardo.
Negli anni sono molto migliorata, ho fatto sentieri di montagna esposti sul vuoto, mi sono arrampicata su alberi a cogliere olive, riesco persino a lavare i vetri di quelle stupide finestre scorrevoli (chi cavolo le ha inventate?) in piedi sul davanzale ma il vuoto sull'acqua è ancora durissimo da affrontare.
Forza Ally magari passa anche a te.

 
Alle 26 novembre 2016 20:13 , Blogger Alligatore ha detto...

Ah, ah, ah, non credo (e non voglio) mi passi, nella vita ci sono molte altre cose belle, oltre la montagna, che non amo anche per altri motivi (fa freddo e non c'è il mare, due cose molto negative per un vero alligatore come me).

 
Alle 26 novembre 2016 21:47 , Blogger francesca ha detto...

Ally come ti capisco.
Ma non sapevo che "questa cosa" del lanciarsi nel vuoto fosse comune a noi "vertiginosi". Fino a pochi secondi fa, pensavo fosse una cosa solo mia, ma è proprio la sensazione che provo se sono affacciata ad un balcone( è il massimo che mi permetto), quel guizzo balenante per un secondo, quella vocina che mi sussurra " pensa che bello buttarsi e poter e saper volare".

 
Alle 26 novembre 2016 22:09 , Blogger Alligatore ha detto...

Si è attratti e allo stesso tempo no, è una sorta di "paura di volare" tipica di chi soffre autenticamente di vertigini, in diversi luoghi: una dirupo in montagna, come un balcone, sì ...

 
Alle 27 novembre 2016 00:17 , Blogger George ha detto...

Descrizione perfetta, anche se non soffro di vertigini, leggendoti ho capit.

 
Alle 27 novembre 2016 00:58 , Blogger Alligatore ha detto...

Grazi George, era questo il mio obiettivo.

 
Alle 27 novembre 2016 16:49 , Blogger Elle ha detto...

Non è proprio la stessa cosa, ma io ho un po' paura dell'acqua, sopratutto delle dighe, eppure l'acqua, i fiumi, mi affascinano, mi attirano. Un tempo li fissavo, ora meno. Se non c'è "spiaggia" mi rapiscono.

 
Alle 27 novembre 2016 17:09 , Blogger Alligatore ha detto...

Il tuo é un rapimento poetico, quello del vuotoé più mentale .... ma a volte sì, si é attratti/rapiti da quello che sii teme.
P.s.
Si sente checsto leggendo un grande noir travestito da thriller? ;)

 
Alle 27 novembre 2016 19:10 , Blogger Andrea C. ha detto...

A me invece oggi, mentre pulivo il fatidico tetto, m'é successo di bloccarmi a guardare l'incrocio vicino. A un certo punto qualcuno fermo ai semafori mi salutava e io rigido sulla scala. Mollare la presa dalla scala mi é stato impossibile.

 
Alle 27 novembre 2016 19:35 , Blogger Alligatore ha detto...

Non mollare la presa mai And!
P.s.
Sembra proprio il titolo di qualche film antisistema di Altman ... ah, ah, ah!

 

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