sabato 28 marzo 2026

Film di Primavera 2026

 

Il filo del ricatto

Torna Gus van Sant con un film molto bello, teso, tosto. Tratto da una storia vera ambientata nel ‘77 nella provincia USA, dove la piccola borghesia si confonde/confina con il proletariato. Un tipo semplice viene fregato da una banca, con un prestito per compare un terreno da rivendere poi a una ditta che ci farà sopra un supermercato. L’affare non va a buon fine, l’uomo resta con il debito e decide di rapire il responsabile della banca. Non riesce a trovarlo perché è in vacanza, ma becca suo figlio. Mentre entra in banca con uno scatolone con dentro il fucile a canne mozze che poi legherà al collo del bancario, si capisce che non sarà una tranquilla giornata in banca. Mitiche le scene mentre se lo porta fuori dall’istituto di credito (o debito), con il fucile legato al collo che se fa una mossa bum (molto vere, simili a quelle che vedremo nei titolo di coda dalle foto d'epoca). Se lo porta in casa e inizia una trattativa come in tutti i rapimenti e i film sui rapimenti. Non dico come finisce, ma solo che è una pellicola da vedere. Surreale, ironico, fotografia retrò, mostra il vero volto del capitalismo e del sogno amerikano: illude la povera gente, promettendo facili guadagni, invece se non sei nel giro giusto te la pigli in culo. Menzione speciale ad Al Pacino, nella parte dell’arrogante proprietario della banca, che lascerebbe pure morire il figlio pur di non ammettere il torto …e la memoria va a un classico dei rapimenti Quel pomeriggio di un giorno da cani, con Pacino e John Cazale diretti da Lumet  nel 1975.

Novelle Vague

È un film sulla realizzazione di Fino all’ultimo respiro di Godard. Siamo nel 1959, tutti i giovani critici dei Chaiers du cinema, sono passati a dirigere almeno un film, a parte Jean- Luc Godard, che sembra soffrirne, ma forse no (ha fatto solo un corto, dove ha conosciuto Belmondo). Con indolenza inizia a girare il suo primo lungo, Fino all’ultimo respiro (in originale A bout de souffle), richiama il giovane attore francese e una promettente diva di Hollywood Jean Seberg. Il rapporto sul set sarà duro, tra scenate, un modo di girare tutto suo, anarchico nel vero senso della parola, liti con il produttore che pensa di star buttando via i suoi soldi, un orario sul set molto libero e breve, come le giornate di riprese che daranno poi vita a una delle pietre miliari del Cinema (negli stessi giorni è uscita la versione restaurata da vedere insieme). Novelle Vague è un film più tradizionale, ma piace molto per il suo bianco e nero d’autore, la presentazione con tanto di nome di tutti i registi della novelle vague e anche i loro miti, tipo Rossellini ospite della rivisita di cinema da dove sono nati. Linklater dirige in modo molto semplice e lineare, a tratti sembra quasi un fumetto per la leggerezza e atmosfera onirica, come alla presentazione a Cannes di I 400 colpi dell’amico Truffaut. Non c’è politica, se non qualche accenno alla guerra del Vietnam e Algeria, ma probabilmente verrà dopo nella vita e nel cinema di Godard. Un giovane Godard, che ho scoperto, assomiglia al mio vicino di casa.


La mattina scrivo

La mattina scrivo è un film francese molto interessante. È protagonista un ex fotografo che abbandona il suo lavoro, economicamente molto buono, per fare lo scrittore a tempo pieno. Una scelta non facile, osteggiata dai famigliari, che lo porterà al limite della povertà, ma godendo della libertà (apparente?) dello scrivere e vivere con quello. In realtà è una trappola, per vivere dovrà fare mille lavori sottopagati, come sappiamo essere oggi. Infatti uno dei meriti del film è mostrare come si vive oggi in un grande paese come la Francia, con poco rispetto per l’occupazione come in tutti i paesi capitalisti e la ricerca di lavoro lasciata a un sito dove ci si iscrive per proporsi in piccoli lavoretti, tipo svuotare un appartamento o montare dei mobili ... viene preso chi si propone a un prezzo più basso. Una sorta di asta al ribasso, giocata sui telefonini. Lo scrittore deve quindi fare molti sacrifici, tagliare le spese, abbandonare il suo appartamento per una stanza e poi sempre peggio, con  una vita al limite. Sarà il padre, che vedendolo sempre più in basso, darà la svolta fracassandogli il pc sul quale scrive. Non dico altro. aggiungo solo che il film è tratto da un romanzo di Franck Cortes, inendito Italia, la regista Valerie Donzelli è nipote di pittori e scultori emigrati in Francia perché antifascisti perseguitati dal regime nel 1924.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      


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