venerdì 27 dicembre 2019

In palude con The Manifesto


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Rock Psich Alternative
DOVE ASCOLTARLO dove vuoi, a partire da qui
LABEL Blooms Rec. (PMS Label)
PARTICOLARITA’ Eterodossi
CITTA’ Ravenna
DATA DI USCITA 19.10.19 
L’INTERVISTA
Come è nato Maximilien?
Massimiliano: voleva essere inizialmente una semplice stesura del lavoro fatto nei mesi precedenti, abbiamo notato una velocità di arrangiamento notevole e avevamo bisogno di capirne la qualità, quindi siamo andati in studio (Seahorse studio di Matteo Rossi) e in presa diretta in due giorni di riprese abbiamo registrato il disco.
Perché questo titolo?
Michele: essendo ispirato al concetto di rivolta intesa in senso universale, l'effige di Maximilien Robespierre simboleggia la rivoluzione per eccellenza: quella francese, crocevia sociale, filosofico e morale dell'umanità. Il suo nome è un titolo perfetto, potente ed evocativo.
 
Come è stata la genesi dell’album, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Massimiliano: come detto, avevamo intenzione di ascoltare cosa fossero i Manifesto, e dopo aver capito abbiamo subito aperto la mente per interpretare e canalizzare il disco, dargli una connotazione, una ragion d’essere. Ci siamo affidati a un personaggio storico perché interessati e amanti del filone rivoluzionario francese, e abbiamo dedicato così l’artwork a Robespierre. Avevamo la necessità di abbinare il nostro sound a questo filone culturale, di non presentare semplici canzoni ma di allargare la visione di questo disco a più alti stimoli e ragioni.  
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?
Massimiliano: mi sono incastrato in un garage di cemento con la macchina la mattina stessa delle registrazioni.
Se Maximilien fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?
Michele: concept album non proprio, diciamo che ci sono temi ricorrenti che attraversano i pezzi, o più precisamente, un filo conduttore che li lega: il concetto di rivolta, insurrezione, ma trattato più a livello simbolico che puramente politico, quasi in senso metafisico. L'icona di Robespierre e l'immaginario della rivoluzione francese fungono praticamente da scenografia per lo scorrere dell'album, spesso senza essere citati esplicitamente.
C’è qualche pezzo che preferite? Qualche pezzo del quale andate più fieri dell’intero disco? … che vi piace di più fare live?
Michele: l'intreccio di chitarre wah wah e batteria tribale, la vena pulsante psichedelica, il basso cupo, da barricate: Robespierre è il pezzo che racchiude lo spirito simbolico dell'album. Dal vivo, Manifesto 1789 ha quell'incedere ossessivo di sali scendi che la rende intrigante da fare, le voci si richiamano a briglia sciolta. Nei live spesso chiude il tutto.

Blooms Recordings a produrre. Come vi siete incontrati e come avete lavorato con loro?
Massimiliano: essendo bassista dei “Yesterday will be great” son entrato in famiglia con loro, conosciuto le persone e amato da subito il principale rappresentante Raffaele Montanari. Abbiamo così deciso di collaborare.

Copertina che colpisce, copertina che sembra qualcosa da contestazione studentesca. O no? Come è stata pensata e realizzata questa copertina e il lavoro grafico?
Michele: Ho sempre amato la pop art e le rivisitazioni personali di foto e quadri antichi di Basquiat, Warhol, Schifano. Quando mi sono imbattuto in quell'immagine di Robespierre ho pensato che sarebbe stata una cover perfetta: l'ho poi ritoccata con colori psichedelici tipo neon ed un retrogusto glam.   
Come presentate dal vivo il disco?
Il live è il nostro punto forte, in spazi piccoli o localoni ci districhiamo bene, il live è d’impatto, elegante, stiamo definendo sempre meglio il sound e capendo le esigenze. Vi invitiamo a partecipare ad un live dei Manifesto! Non vi annoierete.
Altro da dichiarare?
Booking e Locali in ascolto, siamo disponibili! 

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10 Commenti:

Alle 27 dicembre 2019 12:30 , Blogger Alligatore ha detto...

Mi sono piaciuti fin dalla copertina di gusto rivoluzionario, sessantottino, satirico, forte, e poi il nome della band, il nome del disco ... potevo non ospitarli in palude?

 
Alle 27 dicembre 2019 12:36 , Blogger Alligatore ha detto...

Eccoli qui oggi The Manifesto, nuova ottima band da Ravenna (molte band romagnole quest'anno in palude e molte da Ravenna, che sia un caso?) con tre componenti provenienti da gruppi diversi, uno dei quali pure dai Kisses of Mars, già graditi ospiti in palude.

 
Alle 27 dicembre 2019 12:39 , Blogger Alligatore ha detto...

Disco apertamente rivoluzionario nei riferimenti, nell'attitudine, nei pezzi di autentico alternative-rock dilatato/dilatante.

 
Alle 27 dicembre 2019 12:41 , Blogger Alligatore ha detto...

Otto canzoni che fanno battere il piedino più di una volta a partire da Virgins, pezzo che apre con un gran ritmo e chitarre incisive per un alternative-rock con i controfiocchi ...

 
Alle 27 dicembre 2019 12:44 , Blogger Alligatore ha detto...

Per finire con Manifesto, pezzo potente e preciso intitolato proprio come la band, Manifesto: gran ritmo, gran chitarre, gran basso la mia coda non sta ferma.

 
Alle 27 dicembre 2019 12:46 , Blogger Alligatore ha detto...

In mezzo, da citare assolutamente Alaska, dai cambi di ritmo in un pezzo tra il grunge e il psichedelico che ti entra dento.

 
Alle 27 dicembre 2019 12:49 , Blogger Alligatore ha detto...

Ma anche la title-track, esplosiva come si può ben immaginare ... e rombante, destabilizzante, con il ritmo che sale.

 
Alle 27 dicembre 2019 12:52 , Blogger Alligatore ha detto...

Ma anche Weekend, dilatato, tantrico, quasi doorsiano nel passo felpato, con esplosioni elettriche non da poco.

 
Alle 27 dicembre 2019 12:57 , Blogger Alligatore ha detto...

Se lo sente Sofia Coppola li prende per la colonna sonora di un film.

 
Alle 27 dicembre 2019 12:57 , Blogger Alligatore ha detto...

Per ora nella mia, tra i dischi più ascoltati di fine anno. E voi, che aspettate?

 

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