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sabato 7 settembre 2019

In palude con Miriam Foresti


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Folk jazz
DOVE ASCOLTARLO su spotify
LABEL Isola Tobia Label
PARTICOLARITA’ freschezza e semplicità
CITTA’ Udine
DATA DI USCITA Dicembre 2018
L'INTERVISTA

Come è nato Il giardino segreto?
Scrivo canzoni da quando avevo sedici anni. Canto anche da più tempo. Da allora ho suonato i più disparati repertori da sola, in duo, con una band al completo, ho cantato nei cori, mi sono diplomata al conservatorio in canto jazz ma, per motivi a me ancora sconosciuti, quella dello scrivere canzoni rimaneva in una dimensione privata, una specie di valvola di sfogo. Mi piaceva da matti quello che facevo, ma non mi bastava più, dovevo fare la mia musica. Così un giorno, stanca del mio eterno tergiversare, ho preso il telefono e ho prenotato lo studio di registrazione per fissare i brani che da anni strimpellavo per conto mio.

Perché questo titolo? … da dove è uscito?
Da bambina sono rimasta colpita dal libro (e poi il film) omonimo: l’idea di un posto segreto mi faceva impazzire e mi stuzzicava la fantasia, sognavo di trovarne uno tutto per me, dove poter fuggire ogni volta che ne avrei sentito il bisogno. Non avrei mai immaginato di trovarlo davvero, e che sarebbe stato il titolo del mio primo disco. 

Come è stata la genesi dell’album, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Dal momento della telefonata per prenotare lo studio fino al giorno in cui ho avuto il master in mano è stato un turbinio di emozioni, un percorso di un anno e mezzo circa: prima c’è stata la scelta delle canzoni, con relative limature dei testi e delle melodie. Poi la fase dell’arrangiamento, per me un banco di prova non indifferente, ma molto stimolante. Scelto il vestito delle canzoni ho scelto chi l’avrebbe tessuto insieme a me: i musicisti, che devo ringraziare uno per uno per aver portato un po’ di loro nel mio progetto e aver saputo dare voce alle mie idee. È stato davvero uno scambio intenso, forse la cosa più bella che mi porto dietro di tutto il percorso. In tutto questo chiaramente si alternavano picchi di entusiasmo esagerato a momenti di down in cui ho anche pensato di voler mollare tutto. Per fortuna non l’ho fatto!

Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?
La prova il giorno prima di andare in studio. Ne avevamo fissata solamente una, essendo tutti professionisti contavamo sul “buona la prima”. Dovevamo passare tutta la domenica insieme per provare e per creare un po’ di “spogliatoio pre-partita”, ma per problemi di ritardi di treni e altre sventure, di una giornata intera ci sono rimaste solo due ore: eravamo stanchi, nervosi e accaldati, le prove sono state un vero disastro. La notte non ho dormito, ero preoccupatissima per le registrazioni del giorno dopo, invece è accaduto una specie di miracolo: è filato tutto liscio, andando ben oltre le aspettative, tanti momenti goliardici e un clima di complicità hanno guidato le sessioni,  cosa che credo e spero si riesca a percepire ascoltando il disco. 

Il giardino segreto potrebbe essere un concept-album? … anche a posteriori.
In un certo senso sì. L’idea alla base era semplicemente quella di raccogliere alcune delle canzoni che negli anni avevo scritto. Solamente in un secondo momento mi sono resa conto che quelle canzoni messe insieme raccontavano una storia, un percorso di rinascita con tutte le emozioni a essa legate.

C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiera dell’intero disco?

… che ti piace di più fare live?

Sono molto affezionata a Father e a I know a place. Il primo perché legato a una persona-cardine della mia esistenza, il secondo per il modo in cui è stato composto, si è praticamente “scritto da solo”. L’odore delle piccole cose è forse il più emblematico, rappresenta il momento di svolta della storia che racconta l’album, che poi è la mia storia. Live, oltre a quelli già citati, mi piace eseguire Domani ricomincio: mi diverte vedere le espressioni della gente mentre elenco i miei difetti, forse perché si riconoscono nel testo. 

Il disco è stato prodotto da Isola Tobia Produzioni. Come vi siete incontrati e avete lavorato

insieme?
È stato una specie di colpo di fulmine consumato nell’era dei social. Per caso mi sono imbattuta nella loro pagina Facebook e sono rimasta colpita dallo spirito che traspariva, mi sembravano “diversi” dalle altre etichette con le quali ero venuta in contatto, e non mi sbagliavo. Carlo Mercadante, il direttore artistico, ha fondato l’etichetta Isola Tobia facendo del rispetto e dell’amore per la musica e soprattutto per chi fa la musica, il comandamento fondamentale, cosa che oggi è tutt’altro che scontata. È stato, e continua a essere, un bello scambio, all’insegna della condivisione, del rispetto ma anche del divertimento.

Copertina diretta, fresca, con un tuo scatto sorridente. Come è nata?
È uno scatto della bravissima Tamara Casula: una di quelle fotografe che ha il dono di immortalare l’anima delle cose e delle persone. Quando si è trattato di scegliere la copertina abbiamo votato all’unanimità quello scatto, senza metterci d’accordo. Credo che incarni bene il messaggio generale del disco: c’è sempre la possibilità di ricominciare. 

Come presenti dal vivo il disco?
La presentazione è un intreccio di parole e canzoni che brano dopo brano tessono un racconto che simula l’alternarsi delle stagioni, in cui la protagonista, proprio come le piante di un giardino, passa attraverso diverse fasi, alla scoperta di se stessa e della bellezza di cui è parte. 

Altro da dichiarare?
Ci sarebbero ancora moltissime cose da dire in effetti, ma facciamo che il resto lo racconto nei miei prossimi concerti!



9 commenti:

  1. Disco di fresco pop-folk-jazz, con dieci pezzi originali cantati con le giuste parole dalla bella voce di Miriam Foresti.

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  2. Un disco d'esordio che ha ricevuto molti meritati consensi, e che ho il piacere di ospitare questa sera in palude Il giardino segreto.

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  3. Dieci pezzi semplici e diretti, a partire da L'odore delle piccole cose, blues con l'organo in evidenza per un chitarra/voce intenso dedicato al terremoto de L'Aquila, che la cantautrice ha conosciuto ... tutto da ascoltare.

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  4. Intenso come il pezzo seguente, Libera, sugli incontri della vita, o il terzo, Che rumore fa, carezzevole, con archi romantici e un testo delicato.

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  5. I Know A Place (Lullabyfor Nick Drake è un piano/voce delizioso, anzi delicato, una bella dedicata al mitico cantautore, cantata in inglese e con la partecipazione straordinaria del sax di Javier Girotto.

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  6. Girotto che troveremo ancora con il suo sax in Domani ricomincio, intimo pop jazzato, finemente e coraggiosamente autobiografico (e non è difficile riconoscersi nei difetti che elenca).

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  7. Semplice e bella, come una canzone seza tempoLa ballata del bucaneve, dedicata a quel fiore che passa l'inverno aspettando la primavera, come noi, superando freddo e avversità. Stupendi gli archi nickdrakeiani.

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  8. Canzone semplice, emblema del disco, forse ... ma è un disco molto coeso, compatto, direi che qualsiasi canzone lo rappresenta. Un filo rosso le unisce, la speranza, anzi, la certezza di una rinascita dopo le avversità ... brava Miriam che ha saputo vedere.

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  9. Ho già elogiato il tuo blog ma il piacere di visitare il tuo blog consiste nello scoprire nuova musica, almeno per me.
    Buona domenica e grazie per la visita

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