lunedì 19 agosto 2019

In palude con Sara Romano


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Indie folk con una punta di americana
DOVE ASCOLTARLO Spotify, youtube, dal disco
LABEL Fono Bisanzio
PARTICOLARITA’ Il suono e Me
CITTA’ Palermo
DATA DI USCITA 24 febbraio 2019
L’INTERVISTA
Come è nato Saudagorìa?
Come tutti i dischi, è stata una gestazione ricca di attesa. Ho esaminato con la direzione artistica una serie di brani scritti nel tempo, scegliendone poi 10 che avessero un vestito comune nei concetti e nei possibili arrangiamenti. Non si è dovuto riflettere poi tanto, ci siamo trovati subito d'accordo nella scelta; abbiamo limato ben poco.
Perché questo titolo? … cosa vuol dire?
Saudagorìa è la crasi tra la parola brasiliana "saudade" (nostalgia, mancanza) e "allegoria", allegoria della mancanza: un concetto che incarna tutto il disco dando però una suggestione che sa di Bahia e bossanova. Mi piace quello stato d'animo, mi ci ritrovo molto.
Come è stata la genesi dell’album, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Più o meno ho spiegato nelle domande precedenti. Ho contattato Michele Gazich e Marco Corrao (col quale avevo già lavorato) per avere dei compagni di viaggio che con la loro arte arricchissero la mia musica e così è stato. Attraverso sperimentazioni e grande rispetto abbiamo creato un disco di cui andare fieri.
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?
Ogni giorno è stato ricco di stupore, allegria, stanchezza e musica. Quando si registra un disco, è come se la vita e i sensi fossero amplificati concedendoti di immergerti in una dimensione profonda e propria che si plasma con il passare dei minuti. Vita concentrata. È stato bellissimo cantarlo, suonarlo e vedere come veniva "fatto" anche dai miei colleghi.
Saudagorìa potrebbe essere un concept-album? … anche a posteriori …
È una presa di posizione nel mondo che ci circonda, una direzione di riflessione e osservazione. Mi trovo d'accordo sull'a posteriori.
C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiera dell’intero disco? … che ti piace di più fare live?
Sono stupita nel rispondere che realmente mi piacciono tutti. Mi consentono di sperimentare delle interpretazioni differenti in quanto trattano concetti differenti e diversi aspetti della vita: un po’ come se interpretassi diversi ruoli di una pièce teatrale.
A produrre Fono Bisanzio. Come è nata  questa collaborazione? Come ti sei trovata con loro? Altri nomi da citare attorno al disco …
Michele Gazich è un gigante in questo campo. La sua produzione insieme a Marco Corrao mi ha messa a mio agio e consentito di tirar fuori me stessa senza edulcoranti. Ciò ha reso possibile un disco che sa di verità, di vita. Posso citare anche Ottavio Leo, il fonico che ci ha seguito in studio, che è stato splendido e paziente, oltre che tanti amici dal grande talento e bravura come Valeria Graziani e Mimì Sterrantino. Sono onorata di aver avuto il loro affetto e presenza nella mia musica.
In copertina una donna, probabilmente tu stessa, che guarda un bosco autunnale. Come è stata scelta la foto? Dove l’avete fatta? …
Sono io quella donna e la fotografia è stata scattata da Valeria Graziani a Piano Battaglia, un luogo sulle Madonie in Sicilia al quale sono molto legata. Quella immagine è stata pensata così per dare anche un volto emotivo al disco. Niente come quei colori mi rappresenta di più.
Come presenti dal vivo il disco?
Mi esibisco in trio con i miei produttori artistici che si vestono da band per l'occasione. Io alla chitarra e la voce, Marco Corrao alle chitarre elettriche ed effetti e Michele Gazich con la viola e violino. È capitato anche che mi esibissi con Mimì Sterrantino al mandolino e Antonio Putzu ai fiati.
Altro da dichiarare?
Dichiaro di aver messo verità in questo disco. Parla di ognuno di noi e ogni essere umano può ritrovare un pezzo di sé al suo interno. È una scommessa e un percorso diverso per ognuno di noi ma perfettamente navigabile. Consiglio di provare. Per le lingue che non capite, tranquilli! C'è la traduzione. 

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8 Commenti:

Alle 19 agosto 2019 17:00 , Blogger Alligatore ha detto...

Piacere ospitare in palude Sara Romano, con questo disco romantico e autunnale fin dai colori della copertina, Saudagorìa, sorta di saudade e allegoria.

 
Alle 19 agosto 2019 17:02 , Blogger Alligatore ha detto...

Si sente questo molto nei suoni, nelle parole e nel cantato della voce di Sara, usata spesso come uno strumento musicale.

 
Alle 19 agosto 2019 17:06 , Blogger Alligatore ha detto...

Lo si sente maggiormente in pezzi come Nella neve, con suoni e parole decisamente malinconici, come nella title-track, ovviamente ... sono i due pezzi che aprono ottimanente l'album.

 
Alle 19 agosto 2019 17:09 , Blogger Alligatore ha detto...

Altro pezzo di un'intensità forte, è il voce/chitarra Sotto i 35 gradi che sembra un classico del cantautorato italiano ... ecologia per corpo e mente, con un cantato che ricorda Fiorella Mannoia.

 
Alle 19 agosto 2019 17:17 , Blogger Alligatore ha detto...

Ma forse il mio pezzo preferito è D.A.N.A. cantato in dialetto: un canto sulla natura, un'indie-folk che definirei al confine con il rock psichdelico.

 
Alle 19 agosto 2019 17:19 , Blogger Alligatore ha detto...

Ma anche Maltempora, altro pezzo in siciliano mi prende molto bene, cantato/suonato in modo molto forte, con gli strumenti a corda a intrecciarsi in modo mirabile.

 
Alle 19 agosto 2019 17:21 , Blogger Alligatore ha detto...

E che dire della tristissima ? ... o del finale corale, con violini, chitarre per Unni Unni, versione in dialetto siciliano di un tradizionale gaelico?

 
Alle 19 agosto 2019 17:24 , Blogger Alligatore ha detto...

Credo proprio che Sara Romano abbia ragione: difficile dire un pezzo migliore rispetto a un altro, ci piacciono tutti.
Provate ad ascoltare e ditemi se siete d'accordo o meno ...

 

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