mercoledì 14 agosto 2019

In palude con i Trigale

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE rock-country-blues in italiano
DOVE ASCOLTARLO su cd, lp, varie piattaforme streaming, come qui o qui
LABEL Trigale
PARTICOLARITA’ disco autoprodotto
CITTA’ Cagliari
DATA DI USCITA dicembre 2018
L’INTERVISTA
Come è nato In Pancia Al Pesce?
Marco: All’antica: tre amici chiusi in saletta una sera alla settimana per un paio d’anni, a provare delle canzoni fino a quando non sono soddisfatti dell’arrangiamento e del modo in cui suonano.

Perché questo titolo? Quale il suo significato?
Marco: Il titolo è quello di una canzone delle dieci che compongono l’album. Ricalca un po’ proverbi come “in bocca al lupo” o “in culo alla balena”. L’immagine dell’uomo inghiottito dal pesce o dalla balena è molto antica, un archetipo, dal profeta Giona a Moby-Dick, e piano piano, nella scrittura della canzone e successivamente di tutto l’album, i suoi significati sono diventati più ramificati e profondi. Una traccia utile può essere la scena di Pinocchio che, inghiottito da un pescecane, nella pancia di questo, al culmine della disperazione, ritrova il suo babbino, Geppetto, di cui è alla ricerca da tempo. Da quella scena si capisce che finire in pancia al pesce può sembrare una disgrazia e la fine di tutto ma, come tutte le crisi, può essere anche un’occasione di rinascita.

Come è stata la genesi del disco, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Marco: Un passo fondamentale è stata, un paio di estati fa, la decisione di prendere in affitto per qualche giorno una casa vicino al mare, a Portixeddu: noi tre con le nostre compagne, in totale relax. In quella casetta abbiamo piazzato i nostri strumenti e un bel po’ di microfoni e, tra una nuotata è una spaghettata, abbiamo suonato e registrato le canzoni così come pensavamo di realizzarle. In questa fase è stato decisivo l’apporto di Roberto, che ha curato tutta la parte della pre-produzione, un lavoro che diversi mesi dopo ci ha permesso di entrare in studio con le idee molto chiare su quello che ciascuno di noi doveva fare e su come dovevano suonare i pezzi nel missaggio finale. In studio poi, abbiamo avuto la fortuna di lavorare insieme a Samuele Dessi, che è stato molto professionale come fonico e, essendo un ottimo musicista e un produttore esperto, ci ha dato alcuni suggerimenti che ci hanno aiutato a far rendere al meglio le canzoni. Nel disco ci sono anche alcune parti registrate quell’estate a Portixeddu. 

Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione di In Pancia Al Pesce?
Marco: L’esperienza in studio di registrazione, generalmente, è un test duro per la solidità di qualunque gruppo. In studio tutto quello che suoni o canti finisce sotto una grande lente d’ingrandimento, si lavora sui dettagli per ore, a volte fino a non fidarsi più di quello che sentono le tue orecchie, si fanno scelte, si discute e in certi momenti tutto questo può essere stressante. Anche nel nostro caso ci sono stati ovviamente momenti stressanti, ma anche molto cazzeggio, tante battute, e risate. Una parte molto divertente, per me, è stata per esempio registrare i battiti di mani e le parti di voce sul finale della canzone che dà il titolo all’album. Eravamo lì, come tre scemi, a battere le mani a oltranza, facendo varie sovraincisioni, ballando e ridendo, contenti come tre bambini.

Se il vostro album fosse un concept-album su cosa sarebbe? … anche a posteriori?
Roberto: Credo che l'argomento principale potrebbe essere il bisogno dell'uomo di raggiungere un equilibrio fra la vita passata in solitudine per trovare se stessi e quella vissuta in società per confrontarsi con gli altri e capirsi fino in fondo. Credo che l'armonia fra queste due distinte immagini del nostro essere possa farci camminare in equilibrio su quel filo sottile che ci tiene sospesi.

C’è qualche pezzo che preferite? Qualche pezzo del quale andate più fieri dell’intero disco? … che vi piace di più fare live?
Marco: Ognuno ha i suoi pezzi preferiti, ma la cosa curiosa è che le preferenze cambiano col passare del tempo. Siamo un po’ tutti d’accordo, credo, che il brano che ci ha sorpreso di più è stato La pazienza. Ma anche Veranda affacciata sul nulla, che abbiamo inserito nei live solo dopo l’uscita del disco. Però dovrei nominare pure Non ti va mai bene niente, Cuore mio che aspetti, Salamoia... La realtà è che in generale siamo molto contenti di tutto il disco nel suo insieme. Un pezzo che ci piace suonare dal vivo e che forse sul disco rende meno rispetto al live è Quattro cantoni di cemento grezzo, probabilmente per la sua natura di canzone grezza, scanzonata e scatenata.

Come è stato produrre in autarchia In Pancia Al Pesce? Da chi avete avuto aiuti particolari?
Marco: Abbiamo avuto un aiuto decisivo da 102 amici che hanno generosamente partecipato alla campagna di crowdfunding senza la quale questo disco, così com’è, con questa qualità, non sarebbe mai potuto uscire. Avevamo tenuto da parte tutti gli incassi delle serate fatte in almeno un anno e mezzo e investito anche i nostri risparmi, ma i soldi non sarebbero comunque bastati. Queste 102 persone hanno creduto in noi e investito sulla nostra musica: è una cosa che ci ha commossi e responsabilizzati tantissimo. Ci fa davvero molto piacere quando, anche a distanza di mesi, alcuni di questi ascoltatori speciali ci fanno sapere che amano il disco e che alcune canzoni sono importanti per loro.

Copertina molto interessante, da suggestioni cinematografiche. Come è nata? Chi l’autore?
Roberto: Volevo un'immagine che descrivesse in qualche modo la musica del disco, e pensavo a qualcuno che, trovandosi lontano dal proprio habitat, aspetta il momento in cui tornare a vivere, finalmente fuori dalla pancia del pesce. Lo spaventapasseri nel deserto mi sembrava perfetto per descrivere questa condizione, e Nicola Marras, un illustratore sardo che vive e lavora in Spagna, è stato eccezionale nel trasformare questa che era solo un’idea in un'immagine compiuta.

Come presentate dal vivo il disco?
Marco: Per l’uscita abbiamo organizzato un piccolo tour che ha toccato tutta la Sardegna. Abbiamo fatto due tipi di spettacoli: uno è il nostro classico live, con noi tre sul palco che suoniamo tutte le canzoni del disco, più qualcuna che nel disco non è entrata e altre che magari entreranno in un prossimo album, se riusciremo a farlo. L’altra formula, invece era quella di un video racconto che sonorizzavamo dal vivo, diviso in tre spezzoni: tra uno e l’altro suonavamo le canzoni dell’album. In genere i nostri live sono molto semplici: siamo un piccolo trio elettrico, agile e compatto, che cerca di suonare alla vecchia maniera. Tutto il discorso dei Trigale, in fondo, sta in questa formula: un ritorno alle radici del suono elettrico.

Altro da dichiarare?
Marco: La musica oggi è ovunque e non costa nulla, e spesso la si sottovaluta, dandola per scontata. Invece, come ogni altra forma di espressione artistica, è un’attività essenziale per gli esseri umani. Stiamo vivendo tempi difficili, duri, tempi di contrapposizioni aspre, e sembra che a comandare sia, per citare una delle canzoni del disco, la legge del più forte. O di chi grida più forte. In tempi così è facile che l’anima si inaridisca. E allora, proprio come si fa quando si coltiva un pezzo di terra, un orto o un giardino, bisogna innaffiarla, l’anima, strappare le erbacce, prendersene cura. La musica, la poesia, il cinema, l’arte, sono tutti modi per non permettere alle nostre anime di inaridirsi. Anche il semplice stare insieme, fare festa in armonia è più importante di quanto di solito non pensiamo: quando si partecipa a un concerto e si crea quella meravigliosa sensazione per cui ci si sente tutti uniti, anche solo per quell’ora e mezza, si sta già facendo molto per opporsi ai brutti tempi che stiamo vivendo. Quindi: più feste, più concerti, più musica per tutti.

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11 Commenti:

Alle 14 agosto 2019 22:52 , Blogger Alligatore ha detto...

Grande serata questa sera in palude, con il blues-rock dalle venature country dei Trigale che mi piace ospitare per vari motivi.

 
Alle 14 agosto 2019 22:55 , Blogger Alligatore ha detto...

Un regalo che faccio a tutti quelli che mi seguono, per ascoltarlo dovunque siano in queste giornate di feste... o anche per chi lavora.

 
Alle 14 agosto 2019 22:59 , Blogger Alligatore ha detto...

Dieci pezzi cantati magnificamente in italiano, con il giusto ritmo, parole pesate e un bel blues che ci piace ascoltare spesso qui in palude.

 
Alle 14 agosto 2019 23:02 , Blogger Alligatore ha detto...

Difficile dire la preferita, o le preferite, perché sono belle tutte a partire da Non ti va mai bene niente, per l'ironia di un blues cantautorale che incanta anche per la semplicità con la quale fotografa l'esistente (guardatevi il video che ho messo qui sopra).

 
Alle 14 agosto 2019 23:05 , Blogger Alligatore ha detto...

Ottima anche la title-track dal gran ritmo, blues che sembra un classico fin dal primo ascolto.

 
Alle 14 agosto 2019 23:10 , Blogger Alligatore ha detto...

Suggestioni e un testo zen per La pazienza, rock cantautorale cantato in modo particolare, teso sia nel testo, sia nella musica La legge del più forte , con i tempi giusti come le parole, per raccontare l'oggi ... e una chitarrina impeccabile.

 
Alle 14 agosto 2019 23:12 , Blogger Alligatore ha detto...

Bella anche la loro indole ecologista, che si sente in particolare in Prato nero, rock-blues ecopacifista d'altri tempi.

 
Alle 14 agosto 2019 23:15 , Blogger Alligatore ha detto...

Carezzevole il finale con la romantica Veranda affacciata sul nulla, con la quale chiudono in maniera impeccabile ... e viene voglia di riascoltarli.

 
Alle 14 agosto 2019 23:16 , Blogger Alligatore ha detto...

Bravi Trigale! ... alla prossima!

 
Alle 20 agosto 2019 10:15 , Anonymous GIOVANNA ha detto...

Disco fantastico! Tre ragazzi a cui piace far musica...e si sente

 
Alle 20 agosto 2019 21:55 , Blogger Alligatore ha detto...

Benvenuta in palude Giovanna ... concordo con il parere tuo, hanno fatto un disco fantastico, e si sente che si sono divertiti a farlo.

 

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