lunedì 12 novembre 2018

In palude con The Rambo


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE noise-punk
DOVE ASCOLTARLO: sotto la doccia, ma soprattutto qui, o qui
LABEL Dischi bervisti/Wallace Records/Cloudhead Records/Il Verso del Cinghiale Records/
Villa Inferno
PARTICOLARITA’ collaborazioni (Nicola Manzan, Mattia Dosi, Paolo Cantù, Roberto Rizzo, Federico Ciappini)
FB
CITTA’ Lodi/Firenze
DATA DI USCITA 15 Ottobre 2018
L’INTERVISTA
Come è nato The Past Devours Everything?
The Past Devours Everything nasce in maniera molto spontanea dopo una quindicina di prove circa.
Vivendo distanti abbiamo dovuto condensare in poche prove la costruzione dei pezzi utilizzando la semplicità come modus operandi.
Perché questo titolo?
Il titolo è un "distillato" di tutti i brani contenuti nel disco.
E' a tutti gli effetti un concept album sulla difficoltà di lasciarsi alle spalle il passato.
Nulla di socialmente etico, solo racconti minimali di "pezzi" di vita privata.
Come è stata la genesi del disco, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Nessuna idea iniziale, nessun riferimento musicale particolare, solo tre persone che si sono ascoltate mentre suonavano.
L'introduzione della seconda chitarra (Capa) nei The Rambo ha permesso di aggiungere colori e dinamiche alla massiccia base precedente di voce/chitarra/batteria ed ecco fatto.
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione dell’album?
Credo il terzo giorno di registrazione dal Trai (fonico), dedicato alle sovraincisioni di voce e collaborazioni...un'orgia enogastronomica in cui tutti mangiavano, bevevano, suonavano.
Crediamo molto nella spontaneità delle cose, soprattutto delle persone e la scelta degli "attori" non è stata casuale.
Sono amici e musicisti splendidi, primo tra tutti Mr. Trai che oltre ad essere professionalmente figo è una persona straordinaria.
Se The Past Devours Everything fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?
Dici bene!
E' un concept album a tutti gli effetti.
Come dicevo prima è un viaggio nel passato setacciato dal presente in cui le "corde scoperte" sono la difficoltà di liberarsi definitivamente delle dinamiche assorbite nella "propria preistoria" e le conseguenze che ne derivano.
Una sorta di incisione rupestre sonora liberatoria.
C’è qualche pezzo che preferite? Qualche pezzo del quale andate più fieri dell’intero disco? … che vi piace di più fare live?
Personalmente non saprei.
Ogni pezzo ha un suo colore ed è imprescindibile dagli altri.
Musicalmente si passa dal punk più rozzo e scorticato al blues zoppo...c'è della wave contaminata, country da ritardati, noise-rock feroce, hardcore sconclusionato, psichedelia grezza, garage sixty...davvero non saprei!
Come è stato produrre The Past Devours Everything? Chi avete avuto più vicino, dal punto di vista produttivo?
E' stata un'immersione totale direi.
Immediatezza e istintività sono state la base di tutto.
Tutti quelli che hanno partecipato hanno contribuito in maniera diretta ai colori del disco ed è come se lo scheletro rivestito di muscoli e nervi iniziale possa aver acquistato la carne anche grazie a loro!
Copertina mitica, da film giapponese del passato remoto ... come è nata? Di chi è opera?
Ehehehe sì un Godzilla autoctono visto che sono foto di Bang (batterista) fatte in un parco preistorico della nostra zona.
E' tutta opera sua, come i disegni del disco precedente.
Lui dipinge, lo fa di lavoro, ed è stato automatico affidarci alle sue mani.
Come presentate dal vivo il disco?
Come abbiamo sempre fatto: cercando di suonare il più possibile.
Una band esiste se suona live e coinvolge, altrimenti diventa qualcosa di autistico o peggio ancora diventa quello che i milanesi definirebbero "progetto": tre stronzi che sono più attenti a darsi un tono piuttosto che suonare!
Altro da dichiarare?
Grazie di cuore alle persone dietro le etichette, agli amici che hanno partecipato al disco, al Trai che è immenso (in senso figurato e non), a te che ci hai dedicato del tempo e alle persone che si godono i nostri concerti.

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13 Commenti:

Alle 12 novembre 2018 01:22 , Blogger Alligatore ha detto...

The Rambo in palude, ma non si tratta di Stallone, che mi piace poco.

 
Alle 12 novembre 2018 01:23 , Blogger Alligatore ha detto...

The Rambo è una formazione noise-punk autentica, genuina, in giro per l'Italia (e l'Europa), da qualche anno.

 
Alle 12 novembre 2018 01:26 , Blogger Alligatore ha detto...

Cambi di formazione, due chitarre, voce e batteria, una serie di ospiti di tutto rispetto, a partire dal violino di Nicola Manzan ....

 
Alle 12 novembre 2018 01:28 , Blogger Alligatore ha detto...

Questi The Rambo mi piacciono, per la carica corrosiva, il gusto per il punk, e una ricerca melodica non da poco.

 
Alle 12 novembre 2018 01:29 , Blogger Alligatore ha detto...

Con una sfilza di etichette della scena più autenticamente indie hanno dato alle stampe questo The Past Devours Everything.

 
Alle 12 novembre 2018 01:30 , Blogger Alligatore ha detto...

Nove pezzi tiratissimi dalla citazionista Anger Son, che è un vero spasso, alla finale Wrathlord, dinamica e con una coda lirica che non ti aspetteresti.

 
Alle 12 novembre 2018 01:32 , Blogger Alligatore ha detto...

In mezzo c'è di tutto, ottima musica per cercare di sopportare quello che ci circonda. Difficile fare un titolo rispetto a un altro ...

 
Alle 12 novembre 2018 01:34 , Blogger Alligatore ha detto...

Direi, forse, Purification Song, trascendentale e dal cantato demoniaco: l'ideale per pogare ai loro concerti.

 
Alle 12 novembre 2018 01:35 , Blogger Alligatore ha detto...

Ma anche Rope of Sorrow per il ritmo saltellate, una sorta di shoegaze-noise-rock'n'roll senza tempo.

 
Alle 12 novembre 2018 01:36 , Blogger Alligatore ha detto...

... o Primitive Aggression, pezzo che devasta, con una ritmica incessante, chitarre e chitarre, per uno strumentale marziale.

 
Alle 12 novembre 2018 01:38 , Blogger Alligatore ha detto...

Ma tutto The Past Devours Everything, disco diviso tra lato A e lato B come i vecchi vinili, è interessante.

 
Alle 13 novembre 2018 18:35 , Blogger Nella Crosiglia ha detto...

Le cose che arrivano spontanee con una collaborazione così stretta e anche in certi pezzi divertente a mio avviso , sono le migliori.
Si assorbe la spontaneità.
Un disco da ascoltare ..grazie Alli caro

 
Alle 14 novembre 2018 00:22 , Blogger Alligatore ha detto...

Grazie Nella, il tuo parere mi conforta.

 

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