martedì 13 dicembre 2016

... e l'organetto diatonico di Riccardo Tesi

… e la partecipazione straordinaria de l’organetto diatonico di Riccardo Tesi. Quante volte avrete letto questa frase, nelle recensioni di dischi dei nomi noti o meno della nostra musica, rock, pop, musica leggera o altro? Ma Riccardo Tesi non ha fatto solo comparsate in dischi di altri, dagli anni ’80 in poi, con il suo organetto diatonico ha dato vita a gruppi importanti del folk europeo e non solo. Chi conosce e ama la musica a 360° lo sa bene. Per gli altri è uscito un libro stupendo, Riccardo Tesi – Una vita a bottoni scritto dal critico musicale e filosofo Neri Pollastri, dato alle stampe da squi[libri].
Tante fotografie in bianco e nero e a colori, la discografia completa, contributi di colleghi, critici musicali, promotori culturali, e un ottimo cd con una scelta ragionata del suo vastissimo repertorio.  Di tutto questo e altro ancora ne ho parlato con il musicista toscano, persona mite, determinata e di vasta cultura, che ha aggiunto particolari interessanti sul libro, la sua musica, la sua vita. Qui sotto la bellissima intervista che mi ha generosamente concesso.
L'INTERVISTA
“Riccardo Tesi - Una vita a bottoni”, biografia scritta da Neri Pollastri edita da squi[libri] come è nata? Da chi è partita l’idea e come si è sviluppata?

Neri Pollastri, l’autore del libro, segue il mio lavoro da molti anni , mi ha intervistato più volte per All About Jazz e con il tempo siamo diventati buoni amici. In  occasione del mio sessantesimo compleanno ha pensato di scrivere questa specie di discografia ragionata su di me che poi piano piano si è arricchita sempre  più di aspetti  personali fino a diventare una vera e propria biografia. La casa editrice Squi[libri] si è subito dichiarata entusiasta del progetto e così mi sono sdraiato sul lettino e ho raccontato la mia vita (a bottoni) a Neri che pazientemente ha messo in fila tutti i tasselli.
Ti sembra che nel libro sia uscita bene la tua esperienza di musicista, particolarmente in rapporto con tutti gli artisti venuti a contatto con la tua musica? Qualcosa che avresti voluto approfondire meglio?
Personalmente sono contento del risultato perché mi sembra che racconti bene il mio percorso artistico, le ragioni e gli intenti che stanno dietro ad ogni lavoro. Allo stesso tempo offre uno spaccato delle diverse fasi che hanno caratterizzato il folk revival degli ultimi 40 anni, che in qualche modo ho attraversato.
Il mio percorso si inserisce in questa corrente musicale e ne ha seguito le tendenze che si sono alternate al suo interno a seconda dei periodi storici. Sono partito dalla fase della riproposta fedele e pura del materiale tradizionale fino alla ricerca della mia musica, di mia composizione, nella quale la tradizione è sublimata e corre nascosta sotto tutto il resto. In questa ricerca sono state fondamentali le collaborazioni e gli incontri che ogni volta hanno arricchito la mia esperienza e allargato il mio vocabolario. Collaborare con  Fabrizio De Andrè, Ivano Fossati, Stefano Bollani, Gabriele Mirabassi, Gianluigi Trovesi, Patrick Vaillant, Marc Perrone … non può non cambiare il corso della tua musica. Ogni incontro avrebbe meritato un capitolo a sé per la portata musicale ed umana che ha avuto su di me ma mi sembra che il libro racconti bene ed in maniera esaustiva tutti i momenti determinanti.
C’è qualche episodio curioso, che ti viene in mente, che manca in questa biografia, che vorresti raccontare? Oppure, quello raccontato meglio …
Quasi quarant’anni di vita on the road sono densi di episodi curiosi e divertenti, impossibile rinchiuderli tutti in un libro. Sicuramente una delle situazioni più surreali mi è capitata in Portogallo, nel nord vicino Porto in un centro culturale molto simpatico dove anni prima avevo suonato in duo con Patrick e dove qualche anno dopo sono tornato con Banditaliana. Proprio durante il nostro concerto nel giardino del centro c’era un cane che non la smetteva più di abbaiare. Ad un certo punto nel mio portoghese improbabile cerco di sdrammatizzare dicendo che evidentemente il cane era un nostro fan. La gente ha cominciato a ridere in maniera sproporzionata, a mio avviso, alla portata della cosa che avevo detto.
A cena mi hanno poi spiegato che il cane si chiamava Tesi perché era stato trovato anni prima proprio il giorno del mio concerto in duo e che tutti erano al corrente della cosa.
Mi sono molto affezionato al cagnolino Tesi che ho rivisto più volte nel corso degli anni e con grande tristezza ho appreso la notizia della sua scomparsa poco tempo fa.
Come sono stati scelti i brani allegati al cd? Ti sembrano rappresentino bene la tua musica? Ne avresti voluto aggiungere altri?
Il CD ha la funzione di illustrare da un punto di vista sonoro il percorso discografico che viene raccontato nel libro. Non è un “best of”, sono stati omessi i nostri brani più conosciuti ma tutti inclusi sono rappresentativi degli album da cui provengono. Certo ne avrei voluto aggiungere molti altri, ma già il CD è lunghissimo e non sarebbe stato possibile.
foto Lucia Baldini

Molto interessante e ricca anche la parte fotografica, dalle prime foto in bianco e nero con barba, a quelle più recenti a colori, senza barba. Anche queste, ti sembra rappresentino bene il tuo percorso musicale? Come sono state scelte? C’è qualche foto alla quale sei legato particolarmente? … edita o anche inedita.
Anche stavolta la scelta non è stata facile, in alcuni casi la definizione era troppo bassa o le foto, pur importanti da un punto di vista simbolico non erano particolarmente belle.
Sono molto dispiaciuto di non essere riuscito a pubblicare una foto con Fabrizio De Andrè.  Ce ne sono alcune  realizzate addirittura da Guido Harari, uno dei miei fotografi preferiti, in occasione della presentazione di “Canti Randagi” a Monza ma non ce l’abbiamo fatta a recuperarle.
Sono invece contento di avere quelle di Lucia Baldini alla quale devo alcuni degli scatti più belli (compresa la copertina) realizzati per Presente Remoto. La mia preferita di sempre è quella dove abbraccio e bacio l’organetto, mi sembra che descriva la mia essenza e la felicità di una giornata speciale.
Lieve Boussaw è una fotografa belga che ho conosciuto durante le sessioni fotografiche di Samurai. Adoro il suo modo quasi pittorico di lavorare le foto in postproduzione.
Invece un grande artista del bianco e nero è Daniele Coricciati , fotografo salentino che ha curato l’artwork del disco di Massimo Donno e che mi ha regalato uno scatto al quale tengo molto.
E poi le storiche foto del passato più remoto a cura di Paolo Benvenuti, Alessandro Botticelli, Patrice Dalmagne.
Sono previste delle presentazioni del libro con musica? … come lo presenteresti?
Sì, farò tutta una serie di eventi vari per promuovere il libro, spesso in compagnia dell’autore Neri Pollastri e di altri musicisti in modo da creare happenings musicali ogni volta diversi. Andremo avanti tutto l’inverno.
Per finire: una domanda che non ti ho fatto, un appello, un saluto, qualcosa che non abbiamo detto o qualcuno che non abbiamo ricordato, da fare assolutamente …
Spero che questo libro sia utile per capire meglio un movimento musicale articolato e complesso come il folk revival che, spesso lontano dalla luce dei riflettori, nella penombra, non ha mai smesso di evolversi, di cambiare pelle, e di dare il suo personale  ed importante contributo alla musica di oggi. Nella nicchia, proprio perché sganciata dalle logiche di mercato, molto spesso si nasconde la buona musica e questa è la vera ragione per cui ho scelto questo mestiere.
Un grazie di cuore a tutte le persone che in modi differenti mi hanno aiutato a percorrere questa strada e ne hanno condiviso brevi o lunghi tratti.


foto Lucia Baldini

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2 Commenti:

Alle 16 dicembre 2016 09:12 , Blogger Elle ha detto...

Che bella quest'intervista, Alli. Questi sono gli artisti che piacciono a me, pieni di passione e soddisfatti del proprio percorso, entusiasti si ciò che fanno. Le mescolanze - libro, cd, reading-concerto - mi piacciono ancor di più, e poi il folk è un bel genere. Voglio leggere anche io la storia di Tesi (che naturalmente non avevo mai sentito nominare, credo).

 
Alle 16 dicembre 2016 17:51 , Blogger Alligatore ha detto...

Sì, leggendo l'intervista e ancora di più il libro, si scopre una persona di una cultura e umanità unica, con apertura mentale a 360°. Riccardo Tesi lo conoscevo già, ovviamente, ma ho scoperto cose che non sapevo, per questo credo sia un libro buono per chi lo conosce e per chi no ...

 

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