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venerdì 9 febbraio 2024

In palude con Silvia Conti

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO

GENERE Pop Rock-blues

DOVE ASCOLTARLO dove vuoi a partire da qui

LABEL Radici MusicRecords

PARTICOLARITA’ Bellissimo e pieno di citazioni

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                                                                  CITTA’ Firenze

DATA DI USCITA 08.01.2024

L’INTERVISTA

Come è nato Ho un piano B?

In una notte buia e tempestosa. È una risposta che ha sempre il suo perché.

Come mai questo titolo?

Perché ritengo importante avere sempre un'alternativa, un piano B, appunto.

Come è stata la genesi di questo disco, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?

All'inizio era un disco blues. Era quasi tutto pronto, il singolo che lo presentava era uscito, i pezzi c'erano tutti, mancava solo di entrare in sala di registrazione per realizzare concretamente il lavoro. Ma è arrivata la pandemia, e tutto si è bloccato. Durante il periodo di fermo obbligatorio però non si sono fermate le idee quindi io ho continuato a scrivere e Bob (Mangione) a lavorare su le novità. Quello che era nato come disco blues si è trasformato in un disco rock, e questo è il risultato.

Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione di Ho un piano B?

Forse la realizzazione di Van Gogh. La canzone è una bellissima ballata di Gianfilippo Boni che Bob ha completamente stravolto in un pezzo quasi punk in una sera, chiuso nel suo studiolo. Avevamo quasi paura a farla sentire a Gianfilippo, ma anche lui si è divertito tantissimo a sentirla così diversa!

Se Ho un piano B fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?

Secondo me sì, il “forse” va tolto. È un disco sulla consapevolezza e sulla partecipazione. Forse sono parole grosse ma in questo momento storico sono indispensabili. È un disco sulla necessità di essere partigiani (non a caso l'ultimo brano è Bella Ciao), di prendere posizione, di tirare su la testa, di non tacere.

C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiera dell’intero disco? … quello più da live?

Il brano per me più importante è Inverno 1944 (Mačkatica), perché è stato scritto per mio padre e perché si lega al libro da lui scritto nel 1989, Gli anni sprecati, che narra della sua esperienza di guerra, uscito insieme al disco e complementare al disco stesso, progetti gemelli pur se diversi, nella forma ma non nel contenuto: entrambi partigiani.

Chi hai avuto più vicino sul piano produttivo? ...

Neanche a dirlo, i miei due uomini: Bob Mangione e Gianfilippo Boni. Quest'ultimo perché Pippo (Boni) è una figura ormai imprescindibile (alla fine del disco, per chi ha pazienza, c'è anche un omaggio per lui). Bob perché è colui che arrangia, suona, scrive, canta, insomma, il disco è suo quanto mio: metà e metà.

Copertina molto suggestiva, con riferimenti importanti…. Come è nata? Chi l’ha pensata così?

L'ho pensata io. Mentre l'album prendeva vita ci rendevamo sempre più conto di quanto fosse intriso di citazioni: parafrasando un termine molto usato nella critica cinematografica si potrebbe definire il nostro come metarock, cioè un rock che parla di se stesso. La cover art è venuta di conseguenza.

Come presenti dal vivo il disco?

Con difficoltà. Non per colpa nostra, ovviamente. Ma, tanto per restare in tema di citazioni: è un mondo difficile e vita intensa. Felicità a momenti e futuro incerto.

Altro da dichiarare…

Alcune foglie verdi in tasca. Ma presumo sia basilico.

Si scherza, eh?


9 commenti:

  1. ... qui c'è la musica vera, a Sanremo il festival televisivo dell'ovvio e del banale. Mi piace presentare così la serata in palude con Silvia Conti, ospite in questa notte piovosa qui in palude per presentare Ho un piano B.

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  2. Un disco di blues che si trasforma, causa la pandemia in un disco pop-rock, racconta lei, e questo mi piace, o almeno, mi rende il disco una cosa viva.

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  3. La pandemia ci ha tutti trasformati in qualcosa d'altro... sarebbe bello trasformarsi in pop-rock... ma non è detta l'ultima parola.

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  4. Otto pezzi originali più un classico della sinistra italiana come Bella ciao (scusate se è poco), per un disco di emozioni vere.

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  5. Quale pezzo scelgo? Difficile, ma mi butto d'istinto e dico Moltitudine blues, con un testo magico cantato in modo impeccabile, che si trasforma in pop-rock cantautorale... un pezzo senza tempo. Voce, armonica, chitarra... tutto da pelle d'oca.

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  6. Poi dico Farfalla un pezzo su di un corpo considerato inadeguato, ma... cantato con sensualità e spirito femminista. Anche qui blues dal sapore di rock cantautorale.

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  7. Settembre è psichedelia con un testo beat... musicalmente superba (non dico che mi vengono in mente in Pink per non esagerare...).

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  8. Inverno 1944 (Mačkatica) è molto suggestiva e insieme alla originalissima versione di Bella ciao chiude Ho un piano B in una maniera davvero speciale.

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  9. Grazie a Silvia Conti di essere stata in palude con me in questa notte di pioggia e nebbia. Ho un piano B l'ha resa decisamente meno fredda. Provate ad ascoltarlo!

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