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venerdì 14 maggio 2021

In palude con Serena Altavilla

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO

GENERE cantautorato, rock, alternative

DOVE ASCOLTARLO sul CD -spotify-youtube-apple music

LABEL Black Candy Produzioni

PARTICOLARITA’ disco molto fisico

SITO INSTAGRAM FB

CITTA’ Prato

DATA DI USCITA 9 Aprile 2021

L’INTERVISTA

Come è nato Morsa?

Avevo un desiderio fortissimo di masticare le parole in italiano, sentirle scorrere sui denti e sulla lingua. Questa cosa ha messo radici dentro di me e non mi ha più abbandonato. Avevo bisogno di tentare cose nuove, oltretutto non avevo mai costruito un disco interamente in studio fianco a fianco con un produttore. Cercavo un tremore, qualcosa che mi mettesse anche un po’ a disagio ma che mi scuotesse

Perché questo titolo? In che senso?

Mi piacciono le parole sfaccettate, dai significati multipli. Morsa è un atto subìto che scatena una reazione, una danza isterica, morsa è uno strumento polveroso che stringe e non molla la presa. E poi sui morsi e la loro simbologia ce n’è da dire! È un atto che va in profondità, che trapassa le consistenze esteriori. Volevo capire perché mi sentivo morsa e perché quando mi sento morsa cerco di mordere a mia volta. Senz’altro indagarmi in quel senso mi ha fatto bene.  

Come è stata la genesi del disco, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?

Morsa è un progetto a cui lavoro da due anni, inizia da un mugolio, uno stato buio, di noia e disillusione; si vede che era necessario attraversarlo. Avevo queste canzoni in una specie di grammelot, con qualche parola che si affacciava qua e là, ma per raccontare tutte le immagini che sentivo e che vedevo scorrere nelle canzoni avevo bisogno di un paroliere. Con Patrizio Gioffredi abbiamo parlato a fondo e buttato giù un glossario per il disco, gli ho fatto leggere appunti e quello che poteva servigli, è stato un lavoro nuovissimo, osservare una parola, provarsela addosso, smussarla, plasmarla alla melodia. Poi a Milano in studio con Marco Giudici abbiamo lavorato ogni canzone come un lento disvelamento, parlavamo per immagini, colori, movimenti, dinamiche, gesti, tocchi… questo ha sprigionato lo spettro di colori che abitano il disco. I musicisti coinvolti sono tutti meravigliosi musicisti e persone, Adele Altro, Francesca Baccolini, Alessandro Cau, Luca Cavina, Enrico Gabrielli, Marco Giudici, Matteo Lenzi, Jacopo Lietti, Fabio Rondanini e Valeria Sturba, sono venuti separatamente in studio o hanno mandato da casa, Marco ha raccolto e gestito tutti i contributi, ciascuno col suo mondo personalissimo, guidando questo lavoro con una delicatezza una gentilezza rara. 

Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione dell’album?

Scelgo quei momenti in cui Marco dopo ore di lavoro a un certo punto si alzava mi diceva “Ora vado a vedere il Genoa e poi finiamo le voci”. 

Se Morsa  fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?

Il morso e tutto quello che può significare nella testa e sulla pelle di ciascuno di noi. Per me effettivamente queste canzoni sono sempre state un corpus unico. Ho mandato avanti Epidermide come singolo perché aveva le spalle larghe e aveva maturato abbastanza per uscire per prima a prendersi il vento in faccia. Ma i pezzi sono indissolubilmente legati l’uno all’altro, sono praticamente interdipendenti ma autonomi allo stesso tempo in quanto stanze, ogni canzone è una stanza dentro una casa-parco-città unica.

C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiera dell’intero album? … quello più da live? 

Sinceramente non ho un preferito, li amo tutti allo stesso modo, dipende anche dal momento e dal giorno certo… Però ho un debole per Forca, un minuto e mezzo di hardcore barocco. 

Come è stato produrre Morsa? Chi più vicino a te? Chi citare? …

Enrico Gabrielli un essere musicale altissimo, dall’intelligenza imponente con cui ho sempre condiviso esperienze indelebili, ha avuto tantissima cura verso di me e verso queste canzoni, le ha accolte nude e crude per primo, mi ha accompagnato da Marco Giudici facendo partire la miccia di tutta questa esperienza per come è stata poi. Ha infuso molta fiducia e molta bellezza gli sono molto grata. 

Bel bianco e nero in copertina, quasi da film di Fassbinder. Come è nato questo scatto per la copertina? Chi l’ha pensata così?

Questi scatti strepitosi sono di Jacopo Benassi, è stata un’esperienza vorticosa, ipnotizzante, mi è entrato negli occhi, un grande flash, come un fulmine di Zeus ben assestato. Io ho solo pensato all’impermeabile fatto di notte liquida. Ho conosciuto Jacopo nel 2014 quando fece suonare i Solki al Btomic che era il suo locale di La Spezia e mi innamorai di lui e delle sue fotografie.  

Come presenteresti dal vivo il disco? 

Penso che lo presenterei nudo, voce e vibrafono. 

Altro da dichiarare…

10 commenti:

  1. Adoro da sempre Serena Altavilla, che ho visto crescere nel corso degli anni... ospitata sempre con piacere in palude prima con i Baby Blue, poi con i Blue Willa e ora con questo splendido progetto solista che mi ha conquistato da subito.

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  2. Fin dalla copertina, che a me ricorda il cinema di Fassbinder, e poi queste splendide 10 canzoni per mezzora di disco (anche se sembra di più, e non perché ci si annoi, anzi, ma per tutte le cose che ci a messo dentro: suoni, voce, voci, fiato, fiati, ritmo, ironia e sensualità).

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  3. Dieci canzoni, dieci potenziali singoli a partire da Nenia, pezzo che sembra arrivare dall'aria, per poi rivelarsi un pezzo da grandi voci dell'Italia del boom: senuale, elettrico e felliniano a tratti.

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  4. Ma anche il pezzo che viene subito dopo non è niente male. S'intitola Distrarsi, sembra ancora una canzone d'amore... finito ("se c'era un disegno eri tu, se c'era un bisogno eri tu" l'impeccabile ritornello), ancora con la sua voce da Italia del boom, l'organo in primo piano, l'ottimo inserimento dei fiati.

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  5. Anche se tutti e dieci sono potenziali singolo, Epidermide (ascoltatelo, godendovi il video qui sotto) è il più singolo di tutti, e infatti è il singolo di Morsa: stupendo attacco, con il ritmo e un cantato dolente come la storia che racconta.

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  6. Tentativo per l'anima è magia pura nel canticchiare, nel ritmo che sale, nella voce usata come uno strumento musicale. C'è un solo verso, attorniato da cori (angelici?).

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  7. E poi ha ragione Serena nell'indicare Forca come il suo pezzo preferito (anche se, come me, li ama tutti). Forca è un geniale rock orgasmico.

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  8. Molto bella anche La trascrizione dei sogni: giocattolosa nel cantato, nel testo, nei suoni, nel gusto di giocare con le parole e i suoni che ci vanno dietro ... Divertentissima nel suo andamento classico.

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  9. Insomma un gran disco, che conquista dall'inizio alla fine, brava Serena Altavilla.

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