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giovedì 20 maggio 2021

In palude con i Piqued Jacks

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO

GENERE Alternative Rock

DOVE ASCOLTARLO Su tutte le piattaforme digitali, tipo qui o in copia fisica.

LABEL INRI

PARTICOLARITA’ Un viaggio continuo, dalla grafica alle canzoni.

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CITTA’ Buggiano

DATA DI USCITA 19.03.2021

L’INTERVISTA

Come è nato Synchronizer?

Synchronizer nasce senza dubbio dal nuovo legame che abbiamo stretto tra noi dopo l’ultimo cambio di line-up. Sicuramente la prima scintilla è frutto di un mese di esperienze di vita insieme, in giro con un camper per le aree di sosta della Gran Bretagna. Forse anche prima, quando condividevamo un motel a Chelsea e la sera dopo i concerti ci ritrovavamo a jammare ognuno sul suo letto con qualche app di strumenti, o una chitarra senza amplificatore. Pensandoci adesso, capiamo quanto in quei momenti stesse entrando in noi la voglia di fare musica insieme.

Come mai questo titolo? … cosa vuol dire?

Synchronizer è un augurio che facciamo al disco stesso e a chi l’ascolta, quello di essere in grado di allinearsi (sincronizzarsi – appunto) con le piccole bellezze del quotidiano e che spesso tendiamo a non vedere, ma anche con le persone che ci stanno intorno e a cui vogliamo bene. “Synchronizer” vuole essere un invito alla condivisione, al superamento delle difficoltà insieme, al raggiungimento di uno status mentale ispirato alla bellezza ed armonia di uno stormo di uccelli in volo, che si muovono all’unisono verso una meta comune.

Come è stata la genesi dell’album, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?

Nessuna idea iniziale, abbiamo iniziato a scrivere senza pensarci su, poi ci siamo ritrovati con un disco fra le mani. Solo ad un certo momento abbiamo preso la situazione in mano, lavorando con criterio, rispettando le scadenze che ci eravamo dati e cercando di dare un’impronta organica all’intero progetto, tuttavia nelle fasi iniziali non abbiamo mai iniziato dicendo “oggi lavoriamo al disco”. Dal momento in cui siamo entrati in studio si aprirebbe un capitolo troppo speciale per potergli rendere giustizia in poche righe, ma pensiamo che l’album stesso ne sia il ritratto più fedele. Curiosamente, abbiamo finito i lavori esattamente sei mesi prima dell’uscita, e cioè il 19 settembre.

Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?  

Ognuno di noi ne ha almeno 10 da raccontare, ne scegliamo uno a testa. 1. La sera in cui il nostro batterista HolyHargot ha aperto il frigo rompendo tutte le birre e Dan, memore dei nostri insegnamenti dall’album precedente, si è messo a sparare insulti in italiano. 2. La ramanzina che ci ha fatto la proprietaria del B&B di Rubiera dopo averci sorpreso a fare Joga Bonito col pallone in una stanza coi mobili del ‘700. 3. L’Odissea del trasferimento da Londra a Stoke in cui nel giro di 12 ore abbiamo: preso 3 bus (e persi 2),  quasi perso un portafoglio e un passaporto, camminato con le valigie per 20 minuti e, una volta all’appartamento, scoperto che si erano dimenticati di lasciarci le chiavi e dunque camminato/corso nuovamente con le valigie fino al KFC più vicino (in chiusura) per mangiare qualcosa nell’attesa che ci aprissero. 4. Un tizio fulminatissimo che si affaccia al sul cortiletto del nostro motel a Londra e con tono perentorio ci punta il dito contro e dice “whatever you do, follow your dreams” (e poi se ne va).

Se fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?

Tienilo pure dai. Synchronizer non è proprio un concept album, ma senz’altro abbiamo voluto dargli un’identità e un immaginario ben precisi, racchiusi sia nel titolo che nella copertina, che insieme trovano un minimo comune denominatore tra le tematiche trattate.

C’è qualche pezzo che preferite? Qualche pezzo del quale andate più fieri di Synchronizer? … che vi sembra  ideale da fare live?

Qui andiamo molto sul soggettivo! Ne diciamo tre: Elephant, Every Day Special, Purgatory Law. Per il live invece lasciamo immaginare a voi, perché sicuramente le porteremo tutte.

Come è stato produrre questo album? Chi più vicino dal punto di vista produttivo?

La fase di produzione vera e propria in Gran Bretagna ci ha allo stesso tempo risucchiato ogni energia che avevamo e permesso di vivere una crescita veramente importante.
L’impronta di ogni produttore ha qualcosa che ci affascina e di cui non vorremmo fare a meno, ma forse lo stile di Julian – seppur avendo contribuito a un solo pezzo – ci sembra quello più in linea con il nostro immaginario (Dan, Brett: vi vogliamo bene).

Molto forte la copertina, direi d’impatto, sembra uscire da un film di Hitchcock. Come è nata? Chi l’ha pensata?

Qui la gestazione è stata abbastanza lunga, più che altro per l’importanza che davamo al disco, quindi ci siamo messi in soggezione da soli una volta arrivato il momento di scegliere quale fosse l’immagine più giusta per rappresentare un capitolo così grande e ricco di significati. La prima bozza non ci convinceva, ma ci siamo lasciati trasportare dallo stile di Lunàtico finché non ci siamo imbattuti in un progetto già da lui precedentemente avviato dove il protagonista era il campo di grano che adesso vedete. Un oceano terrestre senza fine che ci ha ricordato il viaggio fatto fino a quel momento, così che l’abbiamo fatto nostro. L’idea di mettere le nostre figure è stata sua, mentre noi abbiamo optato per un’immagine il più semplice e minimale possibile, con due colori predominanti e pochissimi elementi a distrarre l’attenzione.

Come presentereste il disco dal vivo … una volta possibile?

È già possibile, per fortuna, grazie al nostro incredibile team (che salutiamo con affetto). Il 27 di marzo lanceremo il disco e pure noi stessi, paracadutandoci da oltre 4000 metri per poi atterrare sulla pista di un aeroporto, prendere gli strumenti e suonare tutto il disco da cima a fondo. L’evento si chiama Synchronizer e sarà il diretta streaming su Facebook dalle 16:30 in poi (lancio compreso).

[intervista fatta settimane fa, qui è possibile vedere quello che è successo il 27 marzo]

Come se la passa l’underground italico oggi, tra un lockdown e l’altro?

Ci viene quasi il dubbio che ci sia ancora un underground. I grandi non se la passano benissimo, figuriamoci i più piccoli, anzi, i piccolissimi. Noi ovviamente siamo tra questi ultimi a mangiare il brodo con la forchetta. Speriamo che si possa arrivare presto ad almeno un riconoscimento del mondo di cui facciamo parte, ma non siamo molto fiduciosi, perciò rimaniamo all’erta a difendere il nostro brodo, puntando però ai tortellini.


9 commenti:

  1. Un vero piacere ospitare in palude i Piqued Jacks, in questa notte ancora fredda e uggiosa ... sicuramente il loro pop-rock dal sapore internazionale, riscalda.

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  2. Undici pezzi potenti, alcuni molto rock, altri più pop, ma tutti con un entusiasmo dentro e una vibra giovanile invidiabile ... altro che tortellini in brodo!

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  3. Un disco che suona bene dall'inizio alla fine questo Synchronizer ... tanto che non è facile scegliere il pezzo, o i pezzi, preferiti.

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  4. Ma non mi sottraggo al gioco, e dico Fire Brigade, rombante, pompante, che sembra un classico del rock internazionale al primo ascolto e fa piacere sentire nel suo andamento strano.

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  5. Every Day Special brano intenso, ginnico, con la voce che esplode, le chitarre molto presenti, l'uso ben calibrato dell'elettronica.

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  6. Ma anche Golden Mine non è niente male: rock con un gran ritmo, senza perdere la tenerezza (in questo ricordano i Red Hot Chili Peppers).

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  7. Spin My Boy forse è il più poppeggiante del mazzo. Corale, forte, caldo con il pianoforte preponderante, tanto che ricordando anche i Coldplay.

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  8. Ma, come detto prima, è un disco tutto da ascoltare.

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  9. Grazie ai Piqued Jacks di essere passati in palude.

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