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domenica 31 maggio 2020

In palude con The Incredulous Eyes


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE – Acoustic – Electric Alternative Rock
DOVE ASCOLTARLO Spotify, Bandcamp, Youtube
LABEL I Dischi del Minollo + Furtcore Records
PARTICOLARITA’ Bellissimo
CITTA’ Roseto degli Abruzzi (Teramo)
DATA DI USCITA 28.02.2020
L’INTERVISTA
Come è nato Mad Journey?
L’album è nato come idea agli inizi del 2017. In quel periodo mi domandavo se la nostra inclinazione al concept o più in generale a trovare sempre un filo conduttore nella stesura di una compilazione di brani non dovesse avere un mastice ancora più forte, una struttura ancora più coesa. Ricordo che in quel periodo stavo lavorando a “I Quattro Movimenti del Samurai” con il pittore Bartolomeo Casertano, una perfomance sonoro-pittorica basata su quattro momenti idealizzati in un giorno della vita di un Samurai. Credo che quella strutturazione (di cui in seguito ho registrato i quattro brani con gli Incredulous Eyes al completo) mi abbia portato a pensare a una costruzione ancora più definita per il nostro nuovo lavoro. A questo punto mi è venuto in mente che scrivere un racconto e portarlo in musica alla maniera delle opere rock degli anni Settanta sarebbe stato un modo perfetto per ottenere quella “strutturazione forte” che stavo cercando. (Danilo Loop Di Nicola)
Come mai questo titolo? Cosa vuole dire? …
La traduzione letterale è “Viaggio Folle”. In un certo senso rappresenta il percorso interiore del protagonista della storia che si chiama Ken. Un salto quantico verso nuove consapevolezze della sua esistenza. All’inizio avevo dato all’album il titolo “Kaef”, che è l’altro protagonista del racconto che ho scritto. Poi ho pensato che, in realtà, la storia era incentrata sui ricordi e le emozioni di questo “viaggio folle” da parte di Ken. Quindi sono giunto alla conclusione che Mad Journey sarebbe stato un ottimo titolo, essendo sia il titolo di uno dei brani contenuti nel disco, sia il momento cruciale della storia, la fase in cui inizia il percorso di cambiamento di Ken, (Danilo Loop Di Nicola)
Come è stata la genesi dell’album, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
La genesi del racconto è stata un po’ travagliata, nel senso che nel mentre scrivevo la storia non ero sicuro né del risultato finale sulla qualità del racconto né se mi avrebbe permesso di scrivere dei testi validi per i brani. Mi sono accorto dopo un po’ che i testi mi avrebbero dato parecchio filo da torcere. Ben presto è diventata una sfida che mi ha letteralmente appassionato e spinto tantissimo a migliorare sia la costruzione musicale che testuale. Solo dopo aver finito di scrivere i brani insieme al gruppo, mi sono accorto che dando alla musica un filo logico ben definito per il tramite di un racconto, può portarti verso territori nuovi e sconosciuti. Un’esperienza personale che ognuno potrebbe interpretare in modo diverso a seconda della propria sensibilità. Quando siamo andati in studio credo sia stato anche più semplice registrare i brani. Eravamo più coesi e preparati, avevamo curato maggiormente i dettagli di ogni parte musicale. (Danilo Loop Di Nicola)
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?
Mbè, sicuramente durante le fasi di registrazione non è mai uguale l’andamento delle session. Molte volte arrivi preparatissimo e per il 90% dei brani fila tutto liscio, poi c’è quel brano che per uno strano motivo non scorre e non ha il groove giusto… È successo per Insane Holograms, dove mi sono imbattuto con un demone che non voleva che il brano scorresse come l’avevo concepito … poi qualche birra ha sciolto la tensione che avevo creato e ha risolto l’inghippo.
Poi apprezzo molto come riusciamo a sentirci a nostro agio nella situazione Studio di registrazione, sembra quasi che ci spalmiamo su una fetta biscottata con burro e marmellata. Il merito sicuramente va condiviso con Davide Grotta che ci ha sempre messo a disposizione attrezzatura e attenzioni da Star … (Claudio Di Nicola)
Se  fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?
Sì…è decisamente un concept…probabilmente il più compiuto nella sua struttura tra i dischi che abbiamo fatto. Credo che sin dall’inizio della nostra storia musicale il concept abbia fatto parte delle nostre prerogative. Quando ho avviato la mia collaborazione musicale con Giustino Di Gregorio, che poi si è defilato per darsi completamente all’arte visiva, abbiamo sempre preso spunto da una serie di tematiche per la scrittura dei testi e per la concezione della grafica. Un modo di lavorare che poi mi sono portato dietro anche nei lavori successivi. (Danilo Di Nicola)
C’è qualche pezzo che preferite? Qualche pezzo del quale andate più fieri di Mad Journey ? … che vi piace di più fare live?
Personalmente amo ogni nota e ogni battuta di questo disco, ma se devo scegliere come se fossi un semplice ascoltatore sicuramente Cells, Guilty, Vision of Halet e Nobody must die…. Ma ripeto faccio fatica a non amare anche gli altri … (Claudio Di Nicola)  
Abbiamo avuto il tempo di suonare dal vivo qualche brano…speriamo di farlo in un prossimo futuro vista la situazione attuale. La title track Mad Journey, Vision of Halet, Nobody must die, Deeper Inside(Danilo Di Nicola)
I Dischi del Minollo e Furtcore Records a produrre? Come mai con loro?
La cosa è simpatica perché con Marco Sigismondi della Furtcore Records (che viene dalla scena Hardcore italiana… vedasi alla “Voce” Digos Goat), ci conosciamo da anni e c’è sempre stata un’amicizia e un’affinità comune verso la musica e il suo sottosuolo, solo che ultimamente ci eravamo un po’ persi di vista.
Mentre con Francesco Strino dei “I Dischi del Minollo” che apprezzavamo già per le sue produzioni discografiche, avevamo intrapreso un discorso per una possibile produzione dopo un concerto…
Praticamente nel momento in cui Francesco dei I dischi del Minollo ci ha confermato che voleva produrre il disco, anche Marco della Furtcore ci ha chiesto di ascoltare e produrre il disco… come potevamo dirgli di no?
A quel punto abbiamo deciso di unire le forze e non lasciare fuori niente e nessuno… (Claudio Di Nicola)
Copertina e artwork molto affascinante. Come è nato tutte questo? Chi l’autore?
Diciamo che un lavoro a 4 mani, nel senso che all’inizio io mi sono occupato di lavorare su immagini disegnate a mano libera che rappresentassero in qualche modo il concept del disco, lavorando su soluzioni grafiche il più possibilmente minimali con un uso di tecniche semplici, quali linee e puntinato.
E devo dire che ci ho perso un bel po' di giorni perché non ne ero mai soddisfatto.
Poi assieme ad Andrea Stazi (bassista) che conosce bene l’uso dei programmi di grafica, abbiamo trasportato e lavorato queste immagini per realizzare il risultato copertina che vedi… Ci spiace solo non aver stampato anche il vinile… (Claudio Di Nicola)
Come presentate dal vivo il disco?
L’idea, quando potrà essere realizzata, è quella di suonarlo per intero e secondo la sequenza dell’album, senza dire una parola tra un pezzo e l’altro, anche perché credo che perderebbe in atmosfera. Io di solito non sono molto loquace: probabile che direi qualcosa alla fine del concerto sul racconto che ho scritto. (Danilo Di Nicola)
Altro da dichiarare?
Nulla di particolare…se non che ci auguriamo di tornare presto a poterci esprimere suonando dal vivo e far conoscere questo lavoro di cui andiamo particolarmente orgogliosi.

8 commenti:

  1. Gran piacere ospitare ancora una volta The Incredulous Eyes, che erano stati già in palude alcuni anni fa per un'intervista in diretta.

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  2. Era il 2013 e presentarono qui Here’s The Tempo. Oggi invece ci parlano nell'intervista in differita di Mad Journey.

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  3. Un vero e proprio concept-album Mad Journey, come piace a me ... mi piace siano tornati in voga i concept... questo è nato da un racconto del chitarrista Danilo Di Nicola. Una storia molto intensa, tra malattia e follia, speranza e mondi nuovi.

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  4. Tutto questo ha ispirato le splendide dodici canzoni dell'album, che, come capirete è difficile scindere per dire le preferite.

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  5. Difficile, ma non impossibile, allora dico, assieme ai musicanti intervistati, la title-track, saltellante e psicotica, viaggio folle, molto anni Settanta, sia nel cantato, quasi recitato da concept.

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  6. Vision of Halet, pezzo dilatato/dilatante con un inizio strumentale, è il pezzo che chiude il lato A. Una progressione impressionante nella costruzione di muri del suono alti, che dalle cuffie mi entrano nel cervello...

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  7. Ma anche Goodbye my friend, tesa e drammatica canzone dalla recitazione (e anche i suoni) a togliere ... come fa capire il titolo, ci stiamo avvicinando alla fine.

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  8. Ma anche Brother John è un gran pezzo, degna conclusione di un gran disco, con l'aggiunta di violoncello elettrico, piano e il thereim ... struggente finale di Mad Journey, disco tutto da ascoltare.

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