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lunedì 27 aprile 2020

In palude con Nicola Denti


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Progressive Rock Strumentale
DOVE ASCOLTARLO Spotify  o  Itunes
LABEL  autoprodotto
PARTICOLARITA’ Concept album strumentale
CITTA’  Parma
DATA DI USCITA 28/02/20 
L’INTERVISTA
Come è nato questo nuovo disco, Egosfera?
Avevo bisogno di esprimere la mia personale visione della musica e raccontare una storia.
E’ un progetto che ho in testa davvero da tanti anni, poi per una serie di motivi ho dovuto  sempre rimandare. Circa tre anni fa ho scritto The Project a da lì non mi sono più fermato, è stato davvero un periodo di grande creatività, in ogni momento della giornata arrivavano idee, tante le ho registrate durante i viaggi in macchina con il telefono e poi una volta a casa riproducevo con lo strumento.
Perché l’hai intitolato così?
Volevo un nome unico che potesse essere associato al mio disco che suscitasse interesse e curiosità.
Come è stata la genesi dell’album, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
La scrittura mi ha portato via quasi un anno... ho ripescato idee anche molto datate che ho rivisitato e spesso stravolto, ero sempre insoddisfatto, trovavo sempre qualcosa che non funzionava, finché non sono arrivato alla scrittura definitiva. Infine ho lavorato giorno e notte agli arrangiamenti della pre-produzione.
Abbiamo iniziato le registrazioni allo studio Tartini5 dell’Accademia di Parma con Fausto Tinello. Il primo a registrare è stato Federico Paulovich, ha registrato le batterie di tutto l’album in solo giorno, davvero incredibile.
Al basso poi hanno suonato musicisti che stimo e con cui ho collaborato, Bryan Beller, bassista di Aristocrats e Joe Satriani, Anna Portalupi, Lucio Piccoli, Pier Bernardi, Emiliano Bozzi e Fausto Tinello.
Nel brano When All Seems Lost ha partecipato il collega di mille palchi Salvatore Bazzarelli che ha fatto un arrangiamento di tastiere fantastico.
Poi è stato il turno di Sbibu, un grande percussionista che ha saputo impreziosire tanti brani del disco.
Una volta registrati è stato il momento del mix curato da Fausto Tinello e da Mirko Nosari per i brani Distorted Reality e Brain Charmer.
Il tocco finale è stato di John Cuniberti, produttore tra gli altri di Surfing with the Alien di Joe Satriani, è stato davvero emozionante lavorare con lui.
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione di Egosfera?
Durante la lavorazione mi sono chiesto quale sarebbe stato il modo migliore per poter fare arrivare alle persone la mia musica, ho pensato di iniziare una campagna di Crowdfunding su BeCrowdy. E’ stata un’avventura pazzesca, dove ho raggiunto quasi il 200% della somma richiesta. La partecipazione della gente mi ha davvero stimolato e dato il giusto entusiasmo per lavorare al meglio e ottenere un prodotto di cui sono molto orgoglioso.
Se  fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?
Egosfera è un concept-album e parla della storia di Ekow, una persona che soffre di disturbi psichici e allucinazioni. A un certo punto della sua vita decide che è il momento di partire per un viaggio verso Egosfera, un luogo in cui poter ritrovare la propria dimensione e il proprio equilibrio mentale. Con i vari brani ho cercato con la musica di raccontare questo viaggio in tutte le sue sfaccettature.
C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiero dell’intero disco? … che ti piace di più fare live?
Ogni giorno penso di cambiare idea, quando finisci di registrare un disco trovi tutti i difetti, devi riascoltarlo a distanza di tempo per poterlo di nuovo apprezzare e ora sono davvero fiero del risultato. Se ti dovessi dire un brano ti potrei dire The Long Journey, il brano che mi ha portato via più tempo nella scrittura, volevo che ci fosse un finale davvero particolare per l’album.
Il pezzo che mi piace più suonare live direi che è Distorted Reality, un brano super energico, dal vivo è davvero una bomba.
Il disco è autoprodotto. Cosa vuol dire? Chi più vicino in questo lavoro?
Abbiamo lavorato alla produzione artistica del disco io e Fausto Tinello dello studio Tartini5.
Mi piace considerare i miei produttori tutti i sostenitori della mia campagna di crowdfunding, ogni singolo contributo è stato fondamentale per la realizzazione dell’album.

Copertina particolare, da fantascienza anni ’70, o no? Come è nata questa copertina?
Le copertine degli album mi affascinano davvero tanto, in effetti sono un grande fan del progressive rock anni ’70 e c’è pieno di copertine iconiche. Ti potrei citare The Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd, In the Court of the Crimson King dei King Crimson, Tubular Bells di Mike Oldfield.
Mi è subito balenata un’idea molto grezza di una sorta di logo di Egosfera, poi è stata rielaborata dai grafici dello studio Skarfo.com che hanno creato secondo me davvero un gioiellino, non poteva esserci una copertina più azzeccata.
Come presenti dal vivo il disco?
Stiamo lavorando al live con la band Cubo di Rubik, un progetto strumentale davvero molto interessante che vede Salvatore Bazzarelli alle tastiere, Marilena Montarone al basso e Leonardo Cavalca alla batteria ed io alla chitarra.
Purtroppo, data la situazione che si è creata con quest’emergenza sanitaria, dobbiamo attendere ancora per capire con i locali quando sarà possibile tornare a suonare live per riprogrammare le date, ma non vedo l’ora di presentare i miei brani dal vivo.
Altro da dichiarare?
Spero di vedervi ai miei live non appena sarà possibile e non vedo l’ora di rimettermi a scrivere nuovi brani per cominciare una nuova avventura.

10 commenti:

  1. Bello ospitare in palude un concept-album di autentico nuovo prog-rock ... che se ne fa troppo pochi in Italia (e forse nel mondo).

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  2. E allora complimenti a Nicola Denti, per questa storia di Ekow, che se ne va verso il pianeta Egosfera per cercare di risolvere i suoi problemi mentali.

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  3. E complimenti anche ai sottoscrittori del suo progetto di crowdfunding che hanno reso possibile questo Egosfera.

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  4. Dieci pezzi, come i capitoli di un libro (o un bel film stile Tommy), per accompagnare il viaggio di Ekow.

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  5. Ovviamente difficile scindere il tutto in singoli brani, ma sicuramente qualcuno balza all'orecchio più di altri.

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  6. A me, per esempio piace molto When All Seems Lost, pezzo molto suggestivo, con passaggi elaborati di confine musicali, tanto da far pensare alla chitarra blues di Clapton.

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  7. Ma anche la seguente Escape from Madness, è notevole. Un gran bel modo di finire il lato A del disco, con una cavalcata psichedelica molto classico del prog-rock.

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  8. Lo stesso potrei dire dei due pezzi finali del lato B, Brain Charmer con chitarre a briglia sciolta, virtuosismi alla Jimmy Page più orientaleggiante.

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  9. E il gran finale di The Long Journey, sì un gran finale, come giustamente dice Nicola ... è qualcosa di particolare, che dona un tocco quasi filmico a tutta l'operazione.

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  10. Egosfera ascoltatevi e perdetevi in esso!

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