domenica 29 maggio 2016

In palude con Claudia Is On The Sofa



NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Pop
DOVE ASCOLTARLO (in parte o tutto) Primavera – sul balcone di casa in città o in un campo sterrato; Estate - in automobile in viaggio o la notte nello scorrere delle insegne luminose (alla Taxi Driver); Autunno – nel bosco fitto o in riva al lago; Inverno - in salotto (anche cantando a squarciagola) o ovunque ci sia il profumo della nebbia.
LABEL Hashtag
PARTICOLARITA’ … avvertenze direi: gli orologi potrebbero essere danneggiati durante l’ascolto del disco, si prega di allontanarli e di zittire le connessioni internet. L’ascolto di questo disco potrebbe fare emergere ricordi.
SITO O FB DEL GRUPPO www.claudiaisonthesofa.com
CITTA’: Brescia
DATA DI USCITA: 4 marzo


L’INTERVISTA

Come è nato Time of Me?
Chiaro è il ricordo di quando è nato il primo brano dell’album, l’omonimo Time of Me. Ero sul sofà, pensando a momenti intensi che avevo vissuto, quella notte divenuti più chiari. Quella notte intere “galassie di nemici” avrebbero dovuto aspettare perché in quel momento c’ero io, niente e nessuno tranne me, il mio sofà blu ed Emmylou Ribs.

Perché questo titolo? … cosa significa?
Time Of Me è la sgrammaticata conquista di sé.
Quando pensare al passato non è nostalgia, è semplicemente vivere davvero quella gioia o quella tristezza trascorse e che, presi dai fatti, non abbiamo colto nella loro grandiosità o delicatezza.
È gustare quei momenti che raccontano di noi stessi, quando tutto è già accaduto e prima che ci si ponga troppe domande sul domani. È tutti quegli attimi che riesci a vivere solo da fuori. Quando la tristezza è esaurita e l’euforia si è calmata. Quando scopri il tuo posto ed è tempo di te.

Come è stata la genesi del cd, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Non ci sono stati tempi dettati da esigenze discografiche, nemmeno imposizioni artistiche di alcun tipo. Time of Me è esattamente come volevo che fosse, è il disco che sono e che desideravo.
I brani nascevano sul mio sofà voce e chitarra e poi venivano portati in studio e arrangiati e rielaborati insieme a Marco Franzoni, produttore artistico del disco e musicista della band. Ci conosciamo bene personalmente e artisticamente, abbiamo quindi lavorato in totale sintonia seguendo i nostri desideri. Nel creare Time Of Me avevamo ben chiaro dove volevamo andare e lì siamo andati nel modo in cui volevamo.
Questo è un disco che piace a me innanzitutto.
Lo volevo nebbioso e potente, sudicio e delicato al tempo stesso, intimo e pop. Amo descrivere questo disco come un picnic in famiglia, sulla spiaggia, negli anni Cinquanta, all’ombra di Twin Peaks.
Ogni canzone ha quindi preso la sua strada: alcune, come Crocodile, erano perfette così, e sono state registrate in diretta in poche ore. Altre erano adatte ad arrangiamenti più complessi e ci hanno fatto divertire per giorni. Altre ancora si sono trasformati completamente strada facendo. È stato un lavoro intenso che doveva assolutamente concretizzarsi e diventare reale.

Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?
Durante le registrazioni in realtà eravamo molto concentrati, ma unici sono i momenti in cui da un suono o da un fraseggio nasce un’idea, a tutti, contemporaneamente: significa che è quella giusta!
Si ride, si canta, si gioisce e si soffre … devi metterti in gioco in continuazione e non puoi fare degli sconti alle emozioni. Ma quando ascolti il primo master “vero” sai che quello è il tuo posto.
Poi ci sarebbero tanti episodi divertenti … ma non si possono raccontare!

Se questo cd fosse un concept-album su cosa sarebbe? … anche senza volerlo.
Non amo i concept-album, e mentre lavoravo a Time of Me ero così “dentro” la cosa, che solo alla fine mi sono accorta di tutte le emozioni che avevo vissuto nel frattempo. Proprio così si era realizzato un “tempo di me” nell’album stesso. Guardi da fuori un episodio, racconti una storia, fai una metafora … tutto diventa finzione e al contempo più reale.
Così le storie di momenti e di attimi personali o raccolti lungo la strada diventano più veri quando narrati e resi universali, sospesi nel tempo.

“Vai bambina e fermati in quel momento in cui tutto è già accaduto.
Corri dove puoi assaporare.
Fermati dove la gioia è già culminata e dove la tristezza si è esaurita.
Qui la quiete diventa attesa.
Qui il tempo si ferma e ciò che non sai può aspettare.
Qui ci sei solo tu bambina. È tempo di te.”

C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiera di Time of Me?… che ti piace di più fare live?
Amo tutti i brani del disco, altrimenti non li avrei messi.
Sono particolarmente legata a Perfect Day, perché parla dei fatti, di come stanno le cose, lasciando comunque leggerezza anche nelle melodie. Big City, mi fa calare ogni volta nello stato d’animo e nell’immaginario che ho descritto.
Time Of Me è un brano in cui ho lasciato tanto di me.
Stellar Wind tocca le stelle e non finisce mai di stupirmi … poi è legata alla storia del maratoneta di Shizo Kanakuri.
Mi ha stupito One Shot un brano a cui sono legata particolarmente, che parla di quegli eventi o momenti che si possono giocare solo in quel momento. Hai una sola possibilità e lo sai. Ho completamente riarrangiato il brano nei miei live acustici e ora mi diverte da impazzire!

Hashtag è l’etichetta del disco, come è stato lavorare con essa? … altri apporti importante per la realizzazione dell’intero disco? Nomi e/o realtà da citare…
Sofà e Hashtag si sono sposati a lavoro finito, e si sono detti “sì” perché si piacciono così come sono.
Sono pochi e intimi i collaboratori che hanno contribuito alla realizzazione del disco. Marco Franzoni: produttore artistico, curatore e realizzatore di registrazioni, mix e master e musicista poliedrico, Ronnie Amighetti (curatore di registrazioni e musicista), Beppe Facchetti (batterie e percussioni) e Nicola Panteghini (chitarre elettriche e Bouzouki).
Il lavoro grafico è importantissimo per me ed è stato realizzato insieme a diversi collaboratori: l’artwork e le illustrazioni sono state realizzate da Noemi Tava e le fotografie da Laura Bertini e Francesco De Gennaro.

Copertina e progetto grafico molto sofisticati. Chi è l’autore? Come è nata tutto questo? Insieme al disco o dopo?
Tengo moltissimo alla copertina di questo album.
L’idea nasce da un momento da sola innanzi all’ignoto lacustre e da una fotografia scattata di notte, ferma, immobile, innanzi al buio delle acque. Solo poi ho scoperto che era perfetta per Time of Me: sarebbe potuta diventare un disegno, un tratto grafico.
Così ho proposto l’idea alla grafica e Noemi Tava, che oltre a competenze grafiche è molto abile nel disegno, con particolare attenzione alle atmosfere noir. Era quello che ci voleva per me: qualcosa di pulito e al tempo stesso evocativo. Sono così nate le scritte che avvolgono la sagoma (mia, ma di chiunque … io la chiamo “omino”), come la nebbia, come i pensieri, ma senza fare sprofondare il soggetto, mantenendolo sempre sospeso, chiaro e quasi etereo per certi versi. Sospeso nel sé, sospeso nel tempo.

Come e dove hai presentato/presenterai l’album? …
Ho voluto presentare il disco nella mia città, Brescia. Con gli amici, i musicisti e tutte le persone che, anche senza saperlo, hanno reso possibile non solo l’ideazione, ma anche la realizzazione di questo disco. Sono stati ispirazione e sostegno, anche semplicemente inviando un messaggio.
Il Carmen Town era colmo di amici, conoscenti, curiosi e quanto altro. E questa serata è un nuovo felice tassello nella biblioteca dei ricordi che ho condiviso con persone importanti: Aldino e Maria, che hanno organizzato la serata, curato scenografie, luci e visual supportando e alimentando le mie idee più assurde. La band e il fonico, una squadra che rende questo live unico: Marco Franzoni (chitarra elettrica e baritonale), Beppe Facchetti (batteria e sounds), Giorgio Marcelli (basso), Daniele Salodini (tecnico dei suoni).
Nel “tempo di sè” non si è soli... anzi!

Altro da dichiarare?
Signor doganiere ho con me solo un po’ di polvere di stelle per cercare di non tenere troppo i piedi per terra.


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8 Commenti:

Alle 29 maggio 2016 00:08 , Blogger Alligatore ha detto...

Un disco da ascoltare stanotte, con il cielo pieno di stelle ... e poi? Ne parleremo qui, in palude.

 
Alle 29 maggio 2016 00:09 , Blogger Alligatore ha detto...

Io intanto mi preapro le canzoni preferite, e voi?

 
Alle 29 maggio 2016 13:24 , Blogger Alligatore ha detto...

Allora, qualcuno ha acoltato questo disco? ... io sì :)

 
Alle 29 maggio 2016 13:25 , Blogger Alligatore ha detto...

... e vi dico le mie preferite, poi, se volete, dite le vostre.

 
Alle 29 maggio 2016 13:27 , Blogger Alligatore ha detto...

Girl è la mia preferita, grazie a quell’intro voce/organo quasi gospel, seguita da Averange Man, per la gran chitarra (la vedrei bene in un Demme-movie), e la conclusiva Crocodile semplice e diretta voce/chitarra, senza fronzoli … e non solo per il titolo :)

 
Alle 29 maggio 2016 13:29 , Blogger Alligatore ha detto...

Stupenda anche la title-track, da fase REM. Altrettanto belle Big City e Perfect Day, scampanellanti e dolce nel loro avanzare lente ...buono tutto il disco.

 
Alle 31 maggio 2016 10:52 , Blogger Elle ha detto...

Eccomi finalmente: è così rilassante questo album che non riuscivo a smuovermi dal divano per venire a commentare ;)
Non vorrei spezzettarlo in canzoni, ma ho comunque le mie preferite, quelle che, se avessimo il telecomando per lo stereo, ripeterei singolarmente all'infinito :D
Sono Stellar Wind, Girl e Crocodile. Mi dispiace solo che siano ininglese perché sembra che anche i testi siano molto belli!

 
Alle 31 maggio 2016 23:50 , Blogger Alligatore ha detto...

Direi ottime scelte Elle ... piace molto anche a me Stellar Wind anche se non l'ho citata esplicitamente. Ben detto ...

 

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