sabato 26 marzo 2016

In palude con Massimiliano Martines


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE: Rock
DOVE ASCOLTARLO (in parte o tutto): https://www.youtube.com/watch?v=InYP5f-aUk4
LABEL: Dry-Art record www.dry-art.com
PARTICOLARITA’: produzione artistica Liquido Records
CITTA’: Bologna
DATA DI USCITA: 23 marzo 2016

L'INTERVISTA
Come è nato Ciclo di Lavaggio?
Il cd è stato concepito tre anni fa, dopo aver concluso la fase promozionale del precedente lavoro, Meccanismo Estetico, quindi sulla scia dell’entusiasmo per gli apprezzamenti e gli incoraggiamenti ricevuti da critica e pubblico, ci siamo subito messi all’opera. Io ho proposto una ventina di brani con un abbozzo di accordi e tra questi abbiamo selezionato quelli potenzialmente più efficaci, con i testi di maggiore incisività e spessore. Poi in sala prove abbiamo ricostruito intorno la musica, è stato un lavoro creativo a tutto tondo che ci ha entusiasmato molto, tanto che in fase di incisione abbiamo fatto fatica a ritrovare i suoni originali, lo spirito di immediatezza e autenticità che aveva caratterizzato il momento della composizione. Parlo al plurale perché è un cd realizzato a più mani, io ci metto la faccia, ma è stato fondamentale l’apporto dei ragazzi della Liquido records, ovvero dei chitarristi Vince Pastano e Antonello D’Urso che hanno firmato con me le musiche e del batterista Max Messina. Deciso insieme il taglio da dare e condiviso alcuni ascolti fondamentali, è venuto fuori, grazie anche al loro arrangiamento, un cd ruvido ed elegante allo stesso tempo. Io ho lavorato molto sulla voce, affinché anche questa suonasse come uno strumento, in grado di ricompattare in un unicum i miei testi che spaziano dal racconto alla poesia.

Perché questo titolo? … è anche un pezzo dell’album.

Ciclo di Lavaggio rappresenta al meglio la genesi di questo lavoro, costellato da difficoltà economiche e personali, il lavoro creativo l’abbiamo concluso abbastanza in fretta, l’impresa è stata quella di farlo uscire; i costi di produzione, stampa, comunicazione e tutte le altre voci accessorie sono quelli che ti uccidono, fra l’altro un paio d’anni fa ero rimasto senza lavoro e ho dovuto reinventarmi la vita.

Il testo di Ciclo di Lavaggio parla proprio di queste difficoltà ed è un invito ad assecondarle, ad accettare anche le rughe e i cambiamenti. L’idea nasce dalla banale osservazione delle moderne lavatrici che tarano il tempo di lavaggio in base al peso caricato, mi è sembrata un’ottima metafora dell’esistenza in cui il tempo di alleggerimento dalle nostre angosce e tare esistenziali è direttamente proporzionale alla loro quantità.

Come è stata la genesi del cd, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?

Un po’ ho già risposto all’inizio dell’intervista, ma entriamo nel dettaglio … Le mie canzoni nascono spesso contemporaneamente da un’idea melodica e testuale, non sempre ciò avviene, mi capita talvolta di annotare nottetempo delle idee o, come nel caso de La polvere e Mi sto preparando, dei veri e propri componimenti, che poi plasmo in forma di canzone in un secondo momento. A questo giro inoltre Vince mi aveva proposto un brano che aveva scritto, arrangiato e inciso, ma che non aveva pubblicato perché dissonante rispetto ai pezzi del suo ultimo cd, era lì in panchina, pronto a scendere in campo per la prossima occasione. Ho ripreso il testo e l’ho arricchito con mie suggestioni e pensieri, ero appena tornato dalla Polonia dove avevo visitato Auschwitz, il testo originario si riferiva invece a esperimenti chimici su popolazioni inermi, raccontando fatti realmente avvenuti negli anni ’50, in Francia ad opera della CIA. Vince parlava di fiori rossi che le persone immaginavano sbocciare nel proprio corpo, allora mi sono ricordato di questo film di Zhang Yuan del 2006, La guerra dei fiori rossi, sui metodi repressivi di educazione infantile in Cina, ho unito le tre cose (Auschwitz, il film di Yuan e gli esperimenti della CIA) ed è nato un brano molto ricco ed evocativo.

Altri brani prima di entrare nell’album erano stati già rodati dal vivo, è il caso di Amo le novità, I colori dell’autunno e La scatola e l’inganno, che si prestano molto a una dimensione live, un po’ di questa peculiarità l’abbiamo voluta mantenere anche in studio, ecco il motivo per cui abbiamo scelto suoni scarni, fuzz in alcuni casi, in grado di arrivare subito alla pancia, per la testa ci sono i testi che richiedono ascolto e concentrazione.

Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?

In sala di registrazione durante il missaggio abbiamo ricevuto la visita di Guido Elmi che ha voluto ascoltare il cd e darci qualche consiglio. Guido è un produttore tra i più noti in Italia, mi riferisco a Vasco Rossi, ma non tutti ricordano che ha lavorato anche con altri artisti tra cui Alberto Fortis e Angela Baraldi. Quindi confrontarmi con lui ha significato molto dal punto di vista non solo professionale, ma anche emozionale, mi sono potuto dire: “Ecco! Adesso ci sono io così come sono, con la mia lingua, il mio modo di pormi, grato a tutti e somigliante a nessuno!”

Se questo cd fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tiro via il “fosse”?

È un cd che racconta la solitudine e lo sforzo per superare se stessi, l’ego che non ci fa cambiare prospettiva. Viviamo in una società ombelicale in cui il massimo che sappiamo fare per uscire dal nostro piccolo mondo è quello di portare il cane a spasso, in un giro di isolato, una desolante solitudine che frutta ricchezze e potere per gli uomini del “mi si consenta”, inventori di scatole fantasmagoriche in cui i denari vengono triplicati all’ennesima potenza.

C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiero di Ciclo di Lavaggio?… che ti piace di più fare live?

Li amo un po’ tutti, ma La polvere ha un testo incredibile e la veste musicale che gli abbiamo cucito sopra ci sta a pennello. Nasce da una poesia di cui non ricordo nulla del momento in cui è stata concepita, ma trovo che abbia una forza evocativa e descrittiva come poche altre del mio repertorio. Quando ho deciso di farne una canzone avevo in mente due modelli, da un lato Andrea Chimenti e quella bellissima operazione fatta con i versi di Ungaretti, dall’altro alcune ballate di Emiliana Torrini. Quando mi sono confrontato con Vince sono cambiate prospettiva e melodia, ma il testo è rimasto inalterato. Dal vivo ho testato solo alcuni brani, Amo le novità è molto divertente e spiazzante, efficace per le aperture.

Il cd è uscito con Dry Art e la produzione artistica della Liquido Records. Una bella realtà musicale … Altre realtà attorno al disco da citare?

Le altre realtà da citare sono le persone che mi hanno accompagnato nel percorso di crescita, prima fra tutte la mia insegnante di canto, la bravissima Ginevra Schiassi, professionista nel mondo dell’opera e i miei musicisti, tra cui Daniele Chiefa che mi aiuta ad eseguire i brani nelle prime rappresentazioni pubbliche e mi offre quindi la possibilità di testarli, di farli crescere.

La copertina è molto elegante, frutto di tre mani, se non sbaglio. Come è nata, e quali sono le tre mani dietro? …

Nasce da una mia idea, volevo mettere in primo piano la mia mano segnata da una profonda cicatrice e rivolta verso il basso, a simboleggiare una discesa negli inferi, a fare da contrappunto sul retro una mano di bimbo, invece, insaponata e rivolta verso l’alto in segno di speranza. Avevo commissionato il lavoro a Fabio Gamberini quasi tre anni fa, prima che io cominciassi il mio percorso di grafico, pertanto quando si è trattato di chiudere il progetto pochi mesi fa, ero perfettamente in grado di ottimizzarlo e apportare le modifiche del caso. Le scritte sono originali, opera della calligrafa Barbara Calzolari, una delle più autorevoli che abbiamo in Italia. Le foto invece sono di mio fratello Francesco Martines, artista molto attento ai particolari e appassionato del bianco e nero.

Come e dove hai presentato/presenterai l’album? …

Stiamo lavorando per trovare dei contesti adatti ai live, io vorrei dei luoghi che favoriscano la concentrazione e l’ascolto, mi piacerebbe suonare nei teatri … vedremo! Questo lungo periodo di gestazione mi ha predisposto a una certa serenità, non ho fretta di esibirmi a tutti i costi, voglio trovare i giusti contesti. Per di più c’è un’altra novità in arrivo nella mia vita privata e mi sto predisponendo ad accoglierla nel migliore dei modi!

Altro da dichiarare?
A ruota libera mi verrebbe da dire che in Italia manca una riflessione sulle ragioni del fare arte oggi: dove posizionarsi? come contribuire ai cambiamenti? quali strategie ribaltare? Noto una pigrizia intellettuale e un’apatia politica anche da parte di chi ha costruito il proprio successo sulla ribellione e la protesta, su un certo impegno civico, tutto è stato già maciullato nello specchio della comunicazione di massa o alternativa, dove quest’ultima è diventata l’altra faccia della medaglia della prima. Servirebbe un ragionamento a partire da queste problematiche, non dal fatto se siamo un paese conservatore che ascolta Sanremo, o un paese progressista che va al Medimex. Poi occorrerebbe ripensare il sistema dei finanziamenti pubblici a sostegno della musica, la Puglia sembrava avesse aperto delle prospettive interessanti, ma alla fine molti sono rimasti scontenti e la macchina burocratica ha premiato chi, essendo parte del mainstream, non aveva assolutamente bisogno di finanziamenti e visibilità. Siamo un paese deludente e vanaglorioso. 


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8 Commenti:

Alle 26 marzo 2016 14:33 , Blogger Ernest ha detto...

grazie come sempre ottima intervista

 
Alle 26 marzo 2016 14:54 , Blogger Alligatore ha detto...

Grazie Ernest, consiglio vivamente di ascoltarlo come faccio io adesso ...

 
Alle 26 marzo 2016 15:25 , Blogger Alligatore ha detto...

... e più tardi le mie preferite. Fatelo anche voi ...

 
Alle 26 marzo 2016 21:53 , Blogger Alligatore ha detto...

Disco da ascoltare bene, più volte per apprezzane al meglio il testo ... così ho fatto oggi, così invito a fare.

 
Alle 26 marzo 2016 21:58 , Blogger Alligatore ha detto...

Detto questo, rivelo le mie preferite: La scatola e l'inganno surreale rock reale, cantato e suonato alla grande, con un testo intelligente (vi basti sapere che la scatola è la tv, e l'inganno quello perpetrato nei nostri confronti da un impresario diventato politico ... tutto detto in maniera diretta, ma senza essere cronachistico), poi, subito dopo la title-track, che sembra un film di Chaplin, La guerra dei fiori rossi, costruita in modo perfetto, ancora più piacevole da ascoltare dopo quello che mi ha rivelato Massimiliano nell'intervista.

 
Alle 26 marzo 2016 21:58 , Blogger Alligatore ha detto...

... e voi?

 
Alle 30 marzo 2016 00:27 , Blogger Elle ha detto...

Eccomi ragazzi, meglio tardi che mai.
L'album mi è piaciuto tutto, ma posso scegliere tre canzoni preferite: Amo le novità, Tutto uguale e Mi sto preparando, a seguire tutte le altre.
Interessante anche la storia di La guerra dei fiori rossi :D

 
Alle 30 marzo 2016 00:35 , Blogger Alligatore ha detto...

Ottime scelte: tra le tue, che non ho detto io l'altro giorno, direi che mi paice di più di tutte anche Mi sto preparando pezzo dall'intimismo di fondo.

 

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