In palude con i Blanke Verse
NOTE SUL DISCO
Artisti: Blanke Verse
Titolo: Blanke Verse
Genere: Dark Rock, Elettronica,
Etichetta: Shyrec
Città: Treviso/Milano
Data di uscita: 25.09.2026
Ascoltalo qui
PRESENTAZIONE
Stasera in palude abbiamo i Blanke Verse, progetto sonoro di Davide Vettori, vecchia conoscenza dell’Alligatore, voce dei Blanke Verse e del polistrumentista Emanuele Lombardini (chitarre, batteria, sintetizzatori). Un disco che ho avuto l’onore di sentire alcuni mesi fa, ancora in fase di costruzione e che mi è piaciuto subito per le sue atmosfere Dark e Rock, anche se diverse dal Vettori che conoscevo. Mi ha ricordato il meglio della musica che amo, per fare due nomi enormi Lou Reed e Mark Lanegan. Tra l’altro, dietro a questo disco c’è un’altra mia vecchia conoscenza, Tommaso Mantelli, che l’ha mixato e masterizzato e che ci suona il basso. Metteteci pure l’etichetta, la Shyrec, spesso ospite su questi schermi con lodati prodotti di culto, e il gioco è fatto. Tra l’altro, questo omonimo esordio, oltre ad essere presente sulle piattaforme solite, per un ascolto liquido, è prodotto anche su musicassetta, un formato che sta ritornando e che mi piace un sacco... decisamente solido.
Da accordi presi dovrebbero collegarsi da pc diversi sia Davide sia Emanuele. Ovviamente è libero di collegarsi ed entrare a parlare del disco chiunque interessato, oltre a chi ha lavorato a Blanke Verse ep. Chiunque può dire la sua nei commenti di questo post. Pronti?
Etichette: Blanke Verse, Dark Rock, Davide Vettori, Elettronica, Intervista, Intervista in diretta, Lou Reed, Mark Lanegan, Rock, Shyrec, Tommaso, Treviso, Vettori


41 Commenti:
C'è qualcuno?
Eccomi! Davide in linea
Ciao Davide.
Benvenuto in palude ...
Ciao Alligatore! E' un piacere (ri)trovarti
Certo, dopo un po' di tempo. Emanuele è lì con te, o è collegato da un'altra parte?
Emanuele c'è col pensiero, purtroppo non riesce a collegarsi ma mi ha dato la sua benedizione e spero di rispondere bene anche a suo nome!
Bene, buono a sapersi... allora faccio partire il disco in cuffia e vado con le domande. Va bene?
Avanti tutta, io accendo l'impianto stereo!
Come è nato questo ep? ... omonimo ep!
Questo omonimo Ep è nato inizialmente 'senza volerlo essere'. I primi take sono partiti da un momento insieme, quando Emanuele aveva tirato giù gli accordi di 'I know places' con la chitarra, ed abbiamo sperimentato l'esperienza di accendere dopo tempo il registratore a bobina, sperimentando delay analogici e registrazione diretta. Da quel piccolo passo, se ne è aggiunto un successivo, un altro riff che diventava un'altra canzone. Da due canzoni sono diventate quattro, da quattro a sei e così ci è voluta voglia di dare una forma concreta e proporlo affinchè qualcuno potesse ascoltarlo
Perché un ep? … e non un lungo.
Da un lato per quella voglia (che ritengo molti musicisti condividano) di vedere un sigillo ad un lavoro e portarlo alla luce, un pò perchè è stato scritto e registrato, anche se in tempistiche dilatate causate dalla distanza, ma comunque in modo spontaneo, con pochi artifizi e pochi fronzoli in mixaggi, e volevamo catturare quei momenti e quei capitoli, farne una prima raccolta e renderla reale subito, senza aspettare un numero di brani più esteso o una sonorità più elaborata. Abbiamo cercato di catturare il meglio del periodo di registrazione e finalizzarlo subito, senza perdere l'impeto che accompagna ogni nuova gestazione.
Come è stata la genesi dell’ep?... dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Anche se in parte hai già detto...
Dopo varie esperienze musicali da parte di entrambi, penso a suo modo sia stata una di quelle dove "l'idea" è arrivata molto vicina alla "realizzazione finale". Dai primi fraseggi, dai primi riff o beat o voci registrate, ci siamo concentrati per trovarne la chiave per farli diventare brani completi. Tutto è stato un fluire naturale, registrare subito tutto, in diretta ed imperfetto, e da lì sviluppare. Anche dal punto di vista tecnico, abbiamo voluto un approccio dritto, tenendoci su strumentazione minimale. Quando ci si incontrava, si cominciava subito a scrivere, provare, registrare, poi salvare il grosso dell'idea, e già passare ad altro per non gonfiarla di sovraproduzione.
Se Blake Verse ep fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?
Eheheh, mi piace aver tolto il 'fosse'. Una delle prime idee che ci frullava in testa e sulla quale ci confrontavamo, prima dei numeri delle canzoni, prima ancora di chiamare il progetto 'Blank Verse', era quello di 'tension & release'. Tensione e rilascio. Molto si basa su questo, a livello dinamica, suoni, confronto tra musica e testo. Bianco e nero, insieme, in vari gradienti. Penso si possa intuire ascoltando, e se capita di 'guardare' il disegno delle tracce audio è ancora più palese.
Mi sembra di sì, ogni canzone da questa sensazione.
C’è la versione digitale e la cassetta a tiratura limitata … bella idea quella della cassetta. Come vi è venuta? Perché non un cd o un vinile?
Volevamo creare qualcosa di relativamente insolito, almeno per quello che possiamo considerare un 'mercato'. Così come i brani sono fuori misura, oltre algoritmo, ed un flusso continuo, allora l'idea del tape rispecchia l'approccio analogico e del fiume continuo, non puoi skippare, non puoi passare oltre: un viaggio intero, dal primo all'ultimo secondo. Il vinile, come proposito, lo teniamo in caldo magari per un secondo capitolo, ancora più corposo
Ci sta, ci sta ... la motivazione e la cassetta, formato insolito, fuori dal tempo, antica, ma anche nuova, come la vostra musica.
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione di questo vostro primo prodotto?
Alcune 'chicche', come ad esempio il suono di un allarme con la batteria scarica che accompagna alcune tracce (se si tende l'orecchio, lo si trova), o dopo aver registrato la prima 'I know places', essersi incagliati con problemi tecnici con registratore a bobina e nastri vecchi, con tracce che scomparivano, o suoni di rumori notturni della campagna (presi all'esterno del Lesder Studio dell'amico Mantelli dove abbiamo effettuato i mix)
Mitico Mantelli, e il suo studio altrettanto mitico... riascolterò per sentire questa allarme.
C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiero dell’intero disco? … quello più da live?
ti lascio anche un indizio (tira l'orecchio su Day Tripping)
Eh, non si dovrebbero avere 'brani preferiti', però confesso che ultimamente, dopo il warm-up e la presentazione dal vivo, ci ritrovavamo tutti a canticchiare 'Mary Mary Maryyyy' e quindi la risposta va da sè. Per il resto, direi che ad ora ogni brano ha il proprio peso, da disco e pure dal vivo, almeno personalmente ogni capitolo mi regala qualcosa vivendo. E' una gran fortuna al momento non avere canzoni messe lì per riempire o per arrivare ad un tot numero di brani!
Anche per me è "Mary May", perché sembra un classico al primo ascolto. Gran ritmo, percussioni che sembrano avere un’anima e una voce che sembra di uno che ha venduto l’anima al diavolo. Quel tanto di elettronica che basta e il pezzo è perfetto.
Però è vero, ogni altro pezzo poteva essere citato.
Ma non in tribunale, qui in palude...
Copertina molto retrò, con sta montagna, il mare... forse, un paradiso perdu …. Come è nata? Chi l’ha pensata così?
Grazie, veramente grazie del feedback!! Se posso lasciare un'altra chicca, anche questo è inizialmente nato da un esperimento non previsto: stavo testando un effetto analogico su una drum-machine, gira gira e rigira, ne era uscito il beat elettronico, e da quello, sempre per testare microfoni e strumenti, mi ci ero messo canticchiare sopra 'sto 'Mary Mary...'
La copertina è opera di Emanuele, e sì, in effetti cattura una sorta di paradiso perduto. Segue una sorta di trilogia dal primo singolo 'Day Tripping', proseguita col secondo 'Mary May' e su questa si sintetizza il tutto. Un lago di montagna che in fondo contiene ogni aspetto: la nuda roccia, la vegetazione brillante, l'indefinito delle acque. Ci piace che possa dire tutto e niente, che possa lasciar intuire il genere musicale o che possa creare delle aspettative completamente errate. Anche la volontà di lasciare ogni immagine pulita, senza titoli o nomi
Sì, direi che quello che dici sull'immagine è giusta ... e aggiungerei anche che è un'immagine senza tempo, può essere nostalgica e vintage, come moderna. Come la musica che contiene.
Come avete presentato/presenterete dal vivo il disco?
Dal vivo la prima è stata poco fa, qui a Treviso in apertura agli Ulan Bator. Anche qui ringraziamo l'insostituibile Mantelli che ci ha accompagnato alla 'batteria percussiva', e l'approccio è con pochi fronzoli, un rituale fatto di chitarre riverberate, un tappeto di synth-drone, un ambiente di percussioni e shaker. Cerchiamo di tenerci minimali: il progetto nasce come un duo e prosegue come duo (così come ci siamo sperimentati anche a Suoni di Marca, nell'estate appena passata, in due con l'integrazione di un campionatore molto semplice) e con la possibilità di espanderci o ritirarci all'occorrenza, adattandoci alla corrente, così potrei dire. Sfruttando il limite come un'arma, così come nel modus operandi analogico.
Altro da dichiarare…
Fate quello che vi viene da fare, fatelo come vi piace farlo, per piacere ed il gusto di farlo. Sembra scontato, ma a volte non lo è. Lo diciamo soprattutto a noi stessi!
Grazie Alligatore di averci accolto e stimolato nella tua palude!
Grande finale (sembra quasi una citazione da Blues Brothers).
Grazie a te di aver accettato di parlare del tuo nuovo progetto musicale, grazie ai Blanke Verse di essere passati in palude.
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