NOTE SUL DISCO
Artista: Gerardo Balestrieri
Titolo: Canzoni di rabbia e guerra
Genere: Canzone d’autore, rock, blues
Etichetta: Autoprodotto
Città: Venezia
Data di uscita: Ottobre 2025
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PRESENTAZIONE
Torna in palude Gerardo Balestrieri, da Venezia, un cantautore che ho sempre seguito e sostenuto lungo la sua carriera giunta al disco n. 15, con questo Canzoni di rabbia e di guerra. Mi sembra il disco più duro, più politico nel senso alto del termine di Gerardo, perché queste otto canzoni sono veramente piene di rabbia, oltre che di suoni e voci … ma rabbia vera e giusta, in questa epoca di guerra, non a caso nel titolo. Un disco che non fa sconti a nessuno, dai morti in Palestina, ai morti in mare senza pietismo, o di altre guerre in giro per il mondo, le morti sul lavoro… e allora, come si fa a cantare d’amore? Si chiede a un certo punto Gerardo. È impossibile, oggi più che mai. E poi se andrà a Sanremo, sarà ancora al Tenco e non al baraccone televisivo, dove “dovrei avere in tasca un ritornello un po’ osceno”, canta Gerardo nella più scanzonata delle canzoni di questo cd. C’è anche Pier Paolo Capovilla con la sua verve e il suo sarcasmo in un pezzo 50 mila morti. Ma non dico altro, se non copiare e incollare le risposte di Gerardo Balestrieri. Purtroppo non riusciamo a fare l’intervista in diretta, però nei commenti del blog commenterò il disco, come faccio di solito, e invito Gerardo, quando avrà voglia e tempo, ad aggiungere qualcosa lì!
L’INTERVISTA
Come è nato Canzoni di rabbia e di guerra?
Canzoni di rabbia e di guerra l'ho scritto nell' inverno del 2024. Ho composto prima la canzone che ha cantato Pierpaolo Capovilla, poi ho aspettato un po' di giorni e le restanti le ho scritte in tre notti. Arrangiate poi col tempo e mixate con calma da Carlo Di Gennaro
Perché questo titolo? … molto chiaro.
Non è un omaggio a Claudio Lolli o forse lo è stato inconsapevolmente; Il titolo sintetizza lo stato d' animo e la tematica affrontata nell' album.
Come è stata la genesi di Canzoni di rabbia e di guerra, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Come accennavo ho scritto una prima canzone e poi c'è stata una pausa. E' stato un album che non volevo scrivere, anche se ne sentivo la necessità, poi è venuto fuori in un attimo. E ci abbiamo dedicato tempo e passione per qualche mese, nella produzione artistica come nel mixaggio ecc
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?
Gli incontri tra musicisti che non si conoscevano prima. Un aspetto umanamente importante. Le voci registrate a Napoli, l' armonica blues...
Se Canzoni di rabbia e di guerra fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?
Beh è un album che affronta il concetto e la tematica della guerra, della società dello spettacolo e delle tragedie umane che si potrebbero evitare, come le morti sul lavoro o i naufragi nel mediterraneo.
C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiero dell’intero disco? …quello più da live?
No, difficile che parta o arrivi col considerare un pezzo migliore o minore di un altro. Dopo averlo presentato al pubblico con l'ausilio delle basi strumentali (ero in duo) ho trovato il coraggio di suonarlo puramente dal vivo. Anche solo pianoforte e voce. Pur essendo un album sostanzialmente rock.
Copertina molto semplice, minimale: titolo in alto, nome tuo in basso a destra. Come è nata? Chi l’ha pensata così? …bellissimo il fogliettone interno, con testi e dati.
Ho curato io la copertina, la grafica minimale e lo sfondo. Il nome è timbrato e ho pensato al foglietto invece che il libretto. Tutto fatto artigianalmente in casa
Come hai presentato/presenterai dal vivo il disco?
Da questo autunno lo presento puramente live, da solo, in duo, trio ecc. È un concerto dedicato interamente a questo tema dove eseguo altre mie canzoni e interpreto brani altrui.
Altro da dichiarare…
Il contante è libertà 😉
Ciao a tutti e in particolare a Gerardo, che sa interagire con il blog e che invito, se non in diretta a scrivere qualcosa anche qui ... aggiungere qualcosa.
RispondiEliminaIo sto ascoltando il disco in diretta, ora ho la voce del mio amico Pier Paolo Capovilla in cuffia, che canta il primo pezzo del disco..." 50 mila morti".
RispondiEliminaGrande Pier Paolo, su testo di Gerardo ...una denuncia della guerra e dell’industria della guerra. Un rock, quasi blues incontrollato e incontrollabile. Tastierine, sax, la voce di Pier Paolo … un gioiellino che ha dato il via al disco come progetto e come disco.
RispondiElimina50 mila morti
Il secondo pezzo è "Festival"...
RispondiElimina"Festival" è un voce chitarra ironico e autobiografico sul cosa vorrebbe dire andare a Sanremo, lo spettacolo televisivo, non il Tenco che Gerardo ama e dove dovrebbe andare veramente spesso…
RispondiElimina"Kurtz" è il terzo pezzo ... dalle suggestioni cinematografiche e letterarie ...
RispondiEliminaSurreale pezzo ispirato al monologo di Brando nel cult-movie "Apocalypse Now", Kurtz appunto, pezzo dalle venature blues con armonica, chitarre, campionamenti di animali, un gran ritmo e un testo che racconta ancora l’orrore della guerra, tra mutilazioni, risate ubriache ...
RispondiElimina"Neanche una parola in occidente" è un punk tantrico sul mondo di oggi, l’occidente e la violenza indiscriminata senza vergogna, Un testo da mandare memoria, cantata con Filomena D’Andrea.
RispondiEliminaSegue un altro pezzo rock ... un rock oscuro alla Lou Reed direi, nel quale Gerardo si chiede cosa si prova a uccidere, sparare, far saltare palazzi, torturare, stuprare, e dare la morte… Chissà che si prova? Intitolato semplicemente "Chissà".
RispondiElimina"La paura" è un pezzo dondolante, surreale, alla De André con fiati, ritmo, cantato insieme a una voce di donna… chi è Gerardo? Un testo da mandare a memoria.
RispondiEliminaChi è la voce di donna che canta con te Gerardo? Sempre la Filomena D'Andrea? E la voce lirica di uomo?
RispondiEliminaE il disco si avvicina alla fine con "Si fa presto a cantare d'amore" , altro testo da mandare a memoria, cantautorale rock, con archi struggenti, una voce a togliere.
RispondiEliminaNon si riesce a cantare d’amore, a fare canzoni con rime baciate, in questo periodo, tra violenze e sopraffazioni … a meno che non si abbia niente da dire. Allora sì, lo puoi fare...
RispondiEliminaI morti in mare, tra archi, campionamenti del mare, una voce di donna (ancora Filomena D’Andrea) per un pezzo elettronico/sperimentale per niente banale, su di un ragomento sul quale si rischia di cadere facilmente in retorica.
RispondiElimina"Mare".
Non aggiungo altro, mi sembra di avere detto già molte cose sul disco ... se vorrà, rispondere e/o aggiungere dell'altro Gerardo Balestrieri lo faccia...
RispondiEliminaLa palude è sempre aperta... per ora, grazie di avere accettato l'intervista. E se qualcuno ha domande o curiosità, scriva qui sotto.
RispondiEliminaMi sa che mi devo dare da fare per ascoltarlo.
RispondiEliminaSicuramente è un disco nelle tue corde, per quello che so di te... fammi sapere quando l'avrai ascoltato.
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