venerdì 12 maggio 2017

In palude con gli U Bit


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Synth-pop, rock
DOVE ASCOLTARLO su Spotify
LABEL Camullo Records
PARTICOLARITA’ agrodolce
CITTA’ La Spezia/Reggio Emilia
DATA DI USCITA 24 marzo 2017

L’INTERVISTA
Come è nato Tales For Digital Bodies?
É nato a due anni di distacco dal primo EP, distacco sonoro, emotivo e di intenti. Un cambio di formazione, svariate crisi da cliché e una nuova impennata di “voglia di continuare”.
La scrittura è stata principalmente svolta a sei mani con l'ausilio di tante mail e telefonate (ci separano i chilometri...), anche se tutti i brani li abbiamo arrangiati insieme, con la direzione artistica di David Campanini e Diego Petrucci.
Perciò è stato un continuo scambio di idee, brani già composti o a cui mancavano solo le linee vocali, stralci di brani suonati e registrati con metodi e strumenti casalinghi o professionali, prove dal vivo e rimaneggiamenti vari.
Di tanti brani abbozzati (20/25) abbiamo scelto gli undici che troverete nel disco, cercando tra loro una continuità e un'armonia, un amalgama ... o una palude?
Perché questo titolo? Non è il titolo di nessun pezzo del disco …
Il disco lo abbiamo immaginato come un libro di fiabe noir, perciò una raccolta dai contenuti duri che gridava un titolo forte e un'immagine altrettanto pungente. I brani sono dedicati ai “corpi digitali”, a quelli che crediamo siano i nostri corpi, i corpi di tutti, in questo contesto storico.
Come è stata la genesi del cd, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Forse è scontato ma la genesi è stata naturale, un'esigenza di comunicare cose diverse e suonare cose diverse. L'idea iniziale era semplice, allontanarsi dal vecchio EP e trovare nuove sonorità. Abbiamo creato un “calderone” condiviso dove mettere tutti i lavori che potevano funzionare, quelli da rivedere e alcune novità e abbiamo cominciato a costruire i pezzi di questo disco. Abbiamo cercato di mantenere la spontaneità delle prime creazioni ma sarebbe ipocrita dire che il lavoro di limatura non sia stato necessario, è un processo utilissimo. Smontare e rimontare un brano serve a conoscerlo e a farlo funzionare al meglio.
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione di Tales For Digital Bodies?
Dietro questo disco che potrebbe essere malinteso come “un altro disco di musica triste e angosciante” di cui il mercato è affollato, in realtà ci sono ore di risate e divertimento, litigi e compromessi. È un disco umano, non è fatto solo di pessimismo, c'è un po' di tutto...
Non ci sono episodi in particolare ma un mix di momenti esilaranti in compagnia di un teschio per odontotecnici, cani giganti, attacchi di sindrome di Tourette, spaghetti improvvisati, confidenze e litigi.
Se questo cd fosse un concept-album su cosa sarebbe? … anche a posteriori.
Probabilmente non lo sappiamo ma in un certo senso lo è. Appunto per questa atmosfera costante in cui è immerso, ma sono parole per critici musicali... possiamo dire che nei  contenuti dei testi c'è molta continuità intuibile spesso anche dal modo di cantare a dalla ripetizione di alcune parole. Se lo fosse sarebbe un concept sulle paure e sul modo di dominarle o di esserne schiacciati.
C’è qualche pezzo che preferite? Qualche pezzo del quale andate più fieri di Tales For Digital Bodies? … che vi piace di più fare live?
Sulle preferenze siamo sempre combattuti. Ognuno ha la sua preferita ed è difficile scegliere per quanto riguarda le prossime uscite. L'accordo è ancora in trattativa, di sicuro ci sarà  Empties come primo singolo e primo video, Just a piece come secondo estratto (combatteva con The giant hound beside me) ed il resto a sorpresa.
Dal vivo alcuni brani sono forse più di impatto e divertenti da suonare, come The longest howl o le apparentemente tranquille Bitter shop e Your calm storm.
C'è qualche pezzo che forse è venuto meglio ma ci viene meglio considerare il tutto piuttosto che la singola parte.
Camullo Records, ABuzzSupreme, questi i nomi a livello produttivo. Altri? Come è stato lavorare con loro?
C'è da dire che ad un certo punto del percorso musicale si sente la necessità di essere appoggiati da professionisti che possano curare gli aspetti che come gruppo musicale non si riescono a curare per mancanza di competenze e contatti o più semplicemente perché  un occhio esterno fa comunque crescere e la costruttività di una critica funziona. La promozione è fondamentale perché ci si perde facilmente in un mare di suoni.
David e Diego sono stati fondamentali, tanto che rischiamo spesso di considerarli parte del gruppo e in molti sensi lo sono. In fondo in gruppo alcune cose escono meglio e abbiamo avuto la fortuna di aver collaborato con loro, che ancora ci aiutano e ci sostengono.
Copertina che colpisce, con quella testa di bambolotto dagli occhi sbarrati. Come è nata? Di chi è opera?
Di Alessandro Messina, chitarra eterea del gruppo, nonché fotografo. Conosciamo la fotografia di Alessandro da tempo e ci piace come sappia elogiare l'assenza, far parlare le cose vuote, ma ripeto, sono parole da critici ... la bambola parla da se e sta facendo parlare e ne siamo contenti perché è quello che cercavamo di ottenere. Il cd parla di corpi e lei/lui è solamente una testa, di nuovo la solitudine ... ma anche l'ironia. Noi continuiamo a vedere un'immagine agrodolce e non per forza oscura.
Come presentate dal vivo questo album?
Cercheremo di essere più fedeli possibili al disco, stiamo pensando ad un set-up a tre elementi e uno completo, per poterci adattare a locali differenti. Le sonorità del disco permettono questa divisione senza snaturarlo.
Altro da dichiarare?
No signor Alligatore, abbiamo confessato tutto!


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11 Commenti:

Alle 12 maggio 2017 00:37 , Blogger Alligatore ha detto...

Disco psichedelico fino al midollo "Tales For Digital Bodies", psichedelico dalla copertina ai suoni in esso contenuti.

 
Alle 12 maggio 2017 00:39 , Blogger Alligatore ha detto...

11 canzoni con una forza evocativa come poche, 11 canzoni che entrano dentro.

 
Alle 12 maggio 2017 00:42 , Blogger Alligatore ha detto...

Entrano dentro come "Ut", pezzo che apre il disco, acido come si conviene, con un anima folk grazie al voce/chitarra in fondo.

 
Alle 12 maggio 2017 00:44 , Blogger Alligatore ha detto...

Entrano dentro come "Just a piece" grazie al ritmo e all'uso sapiente dell'elettronica.

 
Alle 12 maggio 2017 00:45 , Blogger Alligatore ha detto...

Entrano dentro come "Cyclic", ecologia per il mente e il corpo dietro ad un pezzo giocattoloso come pochi ... e siamo solo ai primi tre pezzi.

 
Alle 12 maggio 2017 00:48 , Blogger Alligatore ha detto...

Che altri pezzi citare? Sicuramente "The longest howl": brano intenso, quasi prog. Organi preponderanti e cantato giustamente enfatico. Brano molto Radiohead.

 
Alle 12 maggio 2017 00:49 , Blogger Alligatore ha detto...

Ma anche "Geipel", delicato quanto breve, "Empties" intimo quanto ispirato, "Bitter Shop",rilassato quanto rilassante, a chiudere con nostalgia l'album.

 
Alle 12 maggio 2017 00:51 , Blogger Alligatore ha detto...

E per voi?

 
Alle 12 maggio 2017 09:57 , Blogger Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Il titolo mi attira ed il tema del loro lavoro anche. Vado a sentirli!

 
Alle 12 maggio 2017 19:27 , Anonymous Sergente Elias ha detto...

Mi piace la musica e, soprattutto, mi attira ciò che percepisco come innovativo. Questo fine settimana penso proprio che li ascolterò

 
Alle 13 maggio 2017 12:02 , Blogger Alligatore ha detto...

Grazie Daniele, grazie Sergente Elias, ascoltate e dite la vostra.

 

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