Pagine

giovedì 26 ottobre 2017

In palude con Alberto Bettin


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE: canzone d’autore, pop, rock, funky, latin e sentimentale
DOVE ASCOLTARLO: Spotify, Deezer, Apple Music e in CD
LABEL: Gutenberg Music/Caligola Records
PARTICOLARITA’: scritto, arrangiato e prodotto da Alberto Bettin
CITTA’: Venezia
DATA DI USCITA: 20/10/2017

L’INTERVISTA
Come è nato L’impossibile l’imprevedibile?
Il disco nasce dopo una lunga gestazione in fase di produzione e dopo una lunghissima gestazione in fase di scrittura. E’ l’esordio di un musicista che ha sempre scritto canzoni, fin da bambino, ma che si è riconosciuto il diritto, quando l’urgenza è diventata non più rinviabile, di buttarsi fuori. Più nello specifico, quando ho capito che la mia scrittura era matura abbastanza per affrontare i diversi generi e forme di canzone che amo. E in parte l’ho quindi vissuto come un “saggio” di scrittura su quei generi e forme. Ci convivono pezzi scritti dieci anni fa, suonati per anni dal vivo, con pezzi scritti in fase di registrazione.
Perché questo titolo?
E’ il titolo della decima traccia dell’album. Non è il pezzo di lancio, il singolo, come magari ci si potrebbe aspettare. Ma si tratta di un pezzo che mi sembra rappresentare bene, nella forma e nel testo, una specie di manifesto del mio modo di raccontare le cose per come le vivo e le canto. Una canzone (e quindi un disco) che fa i conti con il limite delle nostre possibilità e il tentativo di superare quel limite. E poi l’imprevedibilità di quello che ci capita, sia l’evento traumatico, sia la pienezza di un’esperienza gioiosa. E questo spirito mi sembra attraversare tutto il disco. E’ una canzone che racconta come il desiderio, che assumiamo come guida nelle nostre scelte, sia, proprio per questo, un desiderio impossibile da soddisfare pienamente.
Come è stata la genesi del cd, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Avevamo iniziato, ormai due anni fa, un pomeriggio di luglio, con l’intento di chiudere tutto in tre o quattro sedute di studio, dati i limiti di budget in autoproduzione. Un quartetto da registrare in presa diretta, e poi rifinire le parti vocali. Il prodotto è piaciuto a Claudio Donà, della storica Caligola Records, etichetta specializzata in musica jazz, con una collana, Gutenberg Music, dedicata alla canzone d’autore (Max Manfredi, Ustmamò). A quel punto mi viene proposto di collaborare con Bruno Cimenti, produttore friulano della Primigenia Produzioni, per un nuovo mixaggio dei materiali. E’ questa l’occasione, mi sono detto, per “farcire” un po’ il suono, rendere la produzione più cicciottella. Ho così arrangiato sezioni di fiati, un quartetto d’archi, nuove parti di chitarra e cori. Mi sono, come si dice, fatto prendere la mano e ho chiesto quindi ad amici e ex compagni di studi (nei miei percorsi di pianoforte e jazz nei conservatori di Venezia e Vicenza) per la registrazione.
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?
Beh, sì, molti. Sentire per la prima volta un quartetto d’archi suonare un arrangiamento da me scritto, tremare di emozione e maldestramente provare a “dirigerlo” (non che ne avessero bisogno), come un bambino che imita un direttore d’orchestra ma con meno eleganza. Oppure chiudersi in uno sgabuzzino creato appendendo coperte e aprendo le ante dei guardaroba nel corridoio di casa del mio chitarrista, tutto per registrare la voce di una delle canzoni, l’ultima incisa. E poi, prima ancora di entrare in studio, cantare davanti a Ivano Fossati e ad alcuni docenti del Conservatorio di Genova, nel corso di un seminario sulla canzone, due miei pezzi, emozionatissimo e alle prese con una disidratazione causata dal terrore e da un’abbuffata di baccalà accomodato, ordinato all’osteria vicina.
E poi il videoclip (L’italiano fiero https://www.youtube.com/watch?v=RGvQqLCMn7g). Due giorni arrancando con uno slittino da trascinare sui pendii erbosi e sui ghiaioni delle Dolomiti, seguito con pazienza e grande intelligenza dai miei cari amici Marco Zambon e Andrea Mazzucato di Wizard and Blond. La vera fatica fisica, anche per un alpinista provetto come me!
Se questo cd fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?
L’avrei voluto un concept sui temporali, sempre sulla traccia dell’imprevedibilità. Ma alla terza canzone che portava in scena la pioggia, ci ho rinunciato. Forse è un “multi-concept”, nel senso che ci sono dei fili che si intersecano e passano attraverso alcune canzoni e poi altri fili da quelle ad altre canzoni. C’è il tema del desiderio (L’impossibile L’imprevedibile, Nonostante, Quando va bene); quello del dolore (Una scusa per pregare, Quando va bene, Le luminarie); quello della memoria (Da un citofono in America, Strade bianche); l’ironia delle situazioni sentimentali (La donna che sarei, Canzone debole) e un po’ di sfogo da vecchio brontolone che si guarda intorno e si lamenta (L’italiano fiero, Famosi in famiglia).
C’è qualche pezzo che preferisci?
E’ come chiedere alla cuoca qual è, tra i suoi piatti, il suo preferito. Risponderà, ma con una lista!
Qualche pezzo del quale vai più fiero di L’impossibile l’imprevedibile?
Sono molto fiero di alcune soluzioni musicali e testuali di Famosi in famiglia, una delle più articolate dell’album. Ma anche del risultato di Le luminarie, in cui provo a raccontare la tragedia di un attentato terroristico, facendone in realtà una specie di ninnananna che porti consolazione.
… che ti piace di più fare live?
Ho spesso ancora i brividi quando canto Quando va bene, perché ci ho messo pezzi della mia vita carichi di dolore ma anche di passaggio attraverso il dolore. So, e sento, che il trio che mi segue nei concerti e in sala di registrazione (Alvise Forcellini, Niccolò Romanin, Salvatore Pinello), ama suonare Canzone debole, perché è tutta giocata sull’ambiguità tra 4/4 di impianto e 3/4 come “metro illusorio” (troppo tecnico?)
Come è stato a livello produttivo fare il cd? Da chi gli apporti maggiori?
Il disco è stato tutto finanziato, scritto e pensato da me. Direi faticoso! Bruno Cimenti è stato molto d’aiuto nell’individuare dove si poteva aggiungere e cosa. Qui un po’ di hammond, qui dei fiati, eccetera. E poi nel trasformare un’idea di suono nella mia testa in un suono reale. Penso che il fatto che molte soluzioni gli piacessero come ascoltatore abbia fatto il resto.
Copertina divertente, colorata, emblematica, molto affascinante. Come è nata e chi l’ha fatta e/o pensata così?
La copertina, che adoro, è opera di uno straordinario artista, illustratore e musicista inglese, Jim Stoten. Avevamo iniziato con delle lezioni di italiano (è questo il mestiere che mi dà il pane) ma siamo presto finiti a parlare di musica, di progetti. Mi ha fatto un grande regalo. Gli ho dato il titolo, la traduzione del testo della title track (a quel punto le lezioni di italiano erano già chiuse!) e il videoclip (L’italiano fiero). Mi ha fatto 4 proposte, ne ho prese due, una per la copertina e l’altra per l’interno del booklet. E’ chiaramente legato a un’estetica molto britannica di pop rock, che penso sia presente anche nel suono e negli arrangiamenti del disco (penso ovviamente ai Beatles, ma anche XTC, Elvis Costello).
Come presenti dal vivo L’impossibile l’imprevedibile?
Ci sto pensando. Qualche suggerimento? Sarà comunque sia in quartetto, sia nell’intimità di voce e pianoforte, dove tutto cambia per restare tutto com’è. Spero di riuscire di tanto in tanto a coinvolgere alcuni dei dieci musicisti, nel CD indicati come Gli Ospiti, che mi hanno affiancato nel corso dell’avventura
Altro da dichiarare?
Sono molto felice che esca, spero che piaccia, non vedo l’ora di farne altri!


12 commenti:

  1. Copertina colorata come colorata è la musica del giovane veneziano ospite in palude questa sera.

    RispondiElimina
  2. Musica jazz che s'incontra con il pop, la classica, con il cantautorato (non solo italiano), suoni che trovano completezza nelle parole, ma anche viceversa.

    RispondiElimina
  3. Questo per dire che L'impossibile l'imprevedibile è un disco tutto da ascoltare.

    RispondiElimina
  4. A partire da Quando va bene pezzo che apre l'album in modo ironico e malinconico allo stesso tempo, un piano/voce e arpeggi magici ...

    RispondiElimina
  5. Per finire con un bozzetto di provincia (alla Conte?) quale Un citofono in America ...

    RispondiElimina
  6. In mezzo da citare assolutamente L'italiano fiero, grande pezzo quasi folk-rock come ritmo, suoni, parole ... sui luoghi comuni snocciolati con immutata ironia.

    RispondiElimina
  7. Title-track dal testo libero, disincantato, pop con organi (caldi).

    RispondiElimina
  8. Nonostante è un pop-rock psichdelico con gran vibra, organi (ancora caldi), e chitarre psichdeliche ...

    RispondiElimina
  9. Dovrei/potrei, citarle tutte, sproloquiando all'infinito, ma è meglio far ripartire L'impossibile l'imprevedibile per farsi sorprendere ancora ... bravo Alberto.

    RispondiElimina
  10. Molto bravo: il video che su youtube che hai linkato mi è piaciuto sia per il testo (sai che le tematiche sociali mi toccano sempre) sia musicalmente (ritmo che ricorda un filo i Modena City Rumblers forse) Poi ho ascoltato da un suo live "strade bianche" anche quello davvero un ottimo brano. Un'altra tua importante scoperta, altro che X - Factor. Che tristezza quest'Italia,

    RispondiElimina
  11. Grazie Daniele, se ti va c’è tutto il disco su Spotify e su Apple Music da ascoltare!
    Alberto

    RispondiElimina
  12. @Daniele
    Grazie Daniele per l'ascolto e la partecipazione ...
    @Alberto
    Benvenuto in palude, anche in diretta ... ben detto!

    RispondiElimina

AAAATenzione, il captcha (il verificaparole) è finto, non serve immetterlo. Dopo il vostro commento, cliccate direttamente su PUBBLICA COMMENTO. Se siete commentatori anonimi, mi dispiace, dovete scrivere il captcha ...