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martedì 16 agosto 2016

In palude con Irene Loche



NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE: Pop, Soul, Blues
DOVE ASCOLTARLO (in parte o tutto): Disponibile in streaming gratuito su Spotify, Deezer, iTunes
LABEL: Autoprodotto e distribuito
PARTICOLARITA’: Suonato interamente da due persone, con strumenti convenzionali e non: paiolo da muratore per il rullo, iPhone  per il mellotron (traccia 1), microfono SM58 per simulare la cassa della batteria.
CITTA’: Oristano
DATA DI USCITA: 8 Gennaio 2016

L’INTERVISTA
Come è nato Garden of Lotus?

Il disco è tratto dall’omonimo brano In the garden of Lotus che racconta di un mondo intimo in quale ci rifugiamo quando ne abbiamo bisogno.
Perché un ep? …  
Perché è un progetto che si è fatto avanti in punta di piedi, l’intento di questo EP è di “bussare alla porta” di chi lo ascolta e presentarmi con tutti i rischi. Per me è stata una scommessa, i lavori e le esperienze precedenti si legano strettamente al Blues e al power trio Sunsweet Blues Revenge di cui faccio ancora parte attualmente. Pubblicare qualcosa di così intimo, sebbene abbia delle origini ben più remote della mia esperienza con il Blues, è stata una novità. In questo progetto solista mi sento ancor più esposta emotivamente e intimamente, sono canzoni nate dentro le mura di casa mia, nella mia camera, fatte di esperienze personali, ecco perché l’EP, è una presentazione.
Come è stata la genesi del disco, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Mi sono fatta trasportare dai testi e dalla scia “sognante” del brano In the Garden of Lotus e così è diventato come un viaggio di esperienze che ho vissuto, di quello che ho imparato e che voglio essere.
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?
La lavorazione del disco è iniziata fine Agosto dello scorso anno e accadeva durante un periodo per me molto duro, sapevo di voler fare questo disco ma non era facile proprio per il momento particolare che attraversavo.
Tuttavia man mano che il progetto andava avanti e prendeva forma anche io cambiavo e dedicarmi alla mia musica mi ha dato forza.
Mi ricordo le giornate intere sulle stesse frasi o pennate, non ci si fermava fino a quando non suonavano perfette.
Una sera, ero talmente tesa e sotto stress che, dopo l’ennesimo take da rifare, il mio amico, cooproduttore del disco Gian Luca Canu, si è presentato con un bicchiere di birra in mano dicendo che mi avrebbe aiutato a “sciogliere i nervi”.
Ho riso soltanto per quello, è stato divertente.
Se questo cd fosse un concept-album su cosa sarebbe? … può esserlo?

Non è nato per essere un concept-album ma se proprio volessimo analizzarlo potrebbe quasi essere un racconto di un viaggio che inizia in una realtà sognante per finire poi di nuovo dentro le mura di casa.
C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiera dell’intero ep?… che ti piace di più fare live?

Un brano molto importante a cui sono molto legata è sicuramente Just in time to see the dawn ma anche What we want (is not always what we need), il brano con il titolo più lungo che abbia mai scritto. Racconta di una verità per me molto forte e ricordo ancora bene come sentivo quando buttai giù il testo, è stata una lezione importante che ancora oggi mi ripeto ogni giorno.
Come hai prodotto l’album? … chi ti ha aiutata a farlo?

Il disco è totalmente autoprodotto e ho potuto farlo con l’aiuto del mio collaboratore, amico nonché partner musicale Gian Luca Canu, che oltre me ha suonato nel disco.
Copertina semplice e complessa allo stesso tempo. Come è nata e chi è l’autore? Prima o dopo il disco? … durante?

La copertina è nata dopo, volevo che fosse semplice ma allo stesso tempo che avesse una carica emotiva forte. Il viso ritratto è il mio e viene abbracciato da un fiore di Loto. L’idea è stata mia ma devo la realizzazione a Valeria Cau, un artista pittrice Oristanese, che ha saputo valorizzarla e renderla tratto dopo tratto.
Come presenti l’album? …

Attualmente sopratutto da solista, voce e chitarre, perché molti brani suonano in accordature aperte ma l’intento è di portare avanti il progetto con un collettivo più ampio.
Altro da dichiarare?

Questi mesi e questa esperienza mi hanno dato la carica e la voglia di intraprendere questo percorso, il tempo mi ha regalato ispirazione e altri brani e so che il prossimo passo sarà un LP di cui spero davvero di poter raccontare presto.

6 commenti:

  1. Anche da un pugno di canzoni si può riconoscere il talento, e da questo EP posso dire di averlo sentito.

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  2. Sei splendidi pezzi di intenso blues italiano, ma dallo spiccato senso internazionale.

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  3. Dalla title-track, posta all'inizio, romantica voce/chitarra che sembra venire da lontano (nel tempo e nello spazio ... e mi riferisco alle grandi voci folk-blues del passato), al ritmo e calore di What we want, con staffilate di chitarra rock e una voce che mi ricorda Toni Childs, alla ballata di sicuro fascino Mine al bel ritmo per riportare tutto a casa di Home.

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  4. Esordio promettente questo di Irene Loche ... e adesso aspettiamo il lungo.

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  5. Io dico solo che questo EP è troppo E... l'avrei preferito LP. Certo, lo posso ascoltare a ripetizione, ma...
    Bravissima Irene, e bella la tenacia con cui ha portato avanti il progetto musicale nonostante il periodaccio da cui è partito tutto, così si fa!
    (beati noi che ne godiamo ora).

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  6. Ben detto Elle ... che altro aggiungere? ;)

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